Nella lista delle 73 persone a cui Donald Trump ha concesso la grazia prima di terminare il suo mandato c’è anche l’imprenditore fiorentino Tommaso Buti.
Nel suo ultimo giorno da Presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump ha concesso la grazia a una lunga lista di persone, che hanno quindi goduto della commutazione della loro pena. Tra i provvedimenti di clemenza c’è quello al suo ex consulente Steve Bannon, accusato di aver truffato centinaia di migliaia di americani in una raccolta fondi per la costruzione del muro con il Messico, ma ci sono anche l’ex ingegnere di Google Anthony Levandowski e il rapper Lil Wayne. Presente nella lista anche un italiano: è l’imprenditore fiorentino Tommaso Buti.
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Tommaso Buti oltre ad essere un imprenditore è anche un noto playboy. In Italia l’uomo d’affari fiorentino, 54enne, è infatti stato protagonista di numerosi flirt, veri o presunti, con alcune donne importanti dello spettacolo, tra cui Noemi Campbell, Claudia Galanti, Rita Rusic e Anna Falchi. Nel documento della Casa Bianca relativo ai provvedimenti di clemenza, viene specificato che Buti “non è stato condannato negli Stati Uniti”.
In Italia l’imprenditore ha investito nel settore della ristorazione e dei locali di lusso, restando invischiato in diverse vicende giudiziarie. Tra queste, in particolare figura quella legata alla società con sede a Firenze “S.Srl”, operante nel settore degli orologi di lusso. Negli Stati Uniti l’uomo d’affari era invece finito in un’indagine con l’accusa di frode in relazione a una catena di ristoranti finita in bancarotta. Tuttavia non si era giunti ad alcuna condanna.
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Tommaso Buti ha ringraziato l’ormai ex Presidente degli Stati Uniti Donald Trump attraverso la sua legale, Valeria Calafiore Healy. “Il provvedimento – ha sottolineato l’avvocato – riguarda ipotizzati reati contro il patrimonio occorsi più di 20 anni fa e per i quali l’imprenditore italiano fu già processato in Italia e alla fine prosciolto dalla Corte di Appello nel 2007. La grazia lo libera dall’ingiustizia che avrebbe continuato a patire se fosse stato costretto a subire un processo una seconda volta sugli stessi fatti per cui era già stato giudicato”.
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