Covid, via libera al vaccino AstraZeneca. Ma c’è una raccomandazione

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Dopo l’Ema, anche l’Aifa ha autorizzato la somministrazione del vaccino AstraZeneca nella popolazione: c’è però una raccomandazione importante.

via libera al vaccino astrazeneca
LINDSEY PARNABY/AFP via Getty Images

È ufficiale: il vaccino prodotto da AstraZeneca in collaborazione con l’Università di Oxford potrà essere utilizzato anche in Italia. Dopo l’autorizzazione dell’Ema è infatti arrivato anche il via libera della Commissione tecnico scientifica dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco. Si tratta del terzo vaccino anti Covid somministrabile in Italia, insieme a quelli di Pfizer-BioNTech e Moderna. Tuttavia c’è un inconveniente: l’utilizzo del siero AstraZeneca è consigliato prevalentemente per una determinata fascia d’età.

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Vaccino AstraZeneca: la raccomandazione dell’Aifa

L’Agenzia italiana del farmaco ha indicato nelle raccomandazioni che sarebbe preferibile somministrare il vaccino prodotto da AstraZeneca agli under 55. Le persone appartenenti a una fascia d’età più anziana avrebbero invece meno garanzie nell’efficacia del siero anti Covid. Questo perché per loro sono stati raccolti meno dati durante la sperimentazione clinica. Già in Germania negli scorsi giorni era uscita l’indiscrezione della possibile scarsa efficacia negli anziani.

Le politiche sanitarie italiane, come conseguenza della raccomandazione, potrebbero cambiare. Qualora infatti il ministero della Salute dovesse seguire le indicazioni dell’ente, alle persone più a rischio dovrebbero essere somministrati i vaccini Pfizer e Moderna, mentre quello di AstraZeneca dovrebbe restare riservati per le categorie meno fragili. Mentre i primi due sieri hanno dati più stabili, con un efficacia superiore al 90%, quello di AstraZeneca arriva secondo l’Ema al 59,5%. Una percentuale ritenuta comunque soddisfacente dagli esperti per ridurre la circolazione del virus.

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L’Italia ha opzionato tra febbraio e aprile circa 3,4 milioni di dosi del vaccino prodotto da AstraZeneca in collaborazione con l’Università di Oxford. Tra l’8 e il 14 febbraio dovrebbero arrivare circa 430mila dosi, mentre la settimana successiva altre 660mila. Al momento il richiamo, secondo quanto indicato dall’Ema, dovrebbe avvenire tra le 4 e le 12 settimane dopo la prima somministrazione del vaccino.