Myanmar: campagna di disobbedienza civile per alcuni operatori sanitari

In Myanmar, in 70 ospedali, alcuni operatori sanitari hanno deciso di unirsi alla campagna di disobbedienza civile. Accusando i militari di favorire i propri interessi trascurando quelli civili. 

Il personale sanitario ha così deciso di scioperare contro il colpo di stato ai danni del governo di Aung San Suu Kyi. “Ci rifiutiamo di obbedire a qualsiasi ordine da parte del regime militare illegittimo che ha dimostrato di non avere alcun riguardo per i nostri poveri pazienti”, hanno dichiarato gli organi organizzativi dello sciopero che fin da ieri ha preso piede nei dipartimenti sanitari di Yangon e Naypyidaw a cui si sono uniti altri distretti.

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Il movimento sembra aver ricevuto una forte spinta anche dai gruppi formatesi sui social media. Una parte di questi medici sta comunque continuando il proprio operato a favore delle fasce più deboli, all’interno delle proprie abitazioni. Come riporta il The Guardian “La pagina che coordina il movimento ha accolto 150.000 follower in 24 ore”. Diverse federazioni, come quella degli studenti hanno invitato allo sciopero anche il resto degli impiegati governativi a scioperare.

In questi giorni il presidente degli Stati Uniti Biden è tornato sul fatto, sollevando la questione e minacciando di tornare a imporre sanzioni economiche al Myanmar per la “regressione nel processo di democratizzazione“.

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Le proteste

Pur non registrandosi proteste in piazza da parte dei manifestanti contro i militari, quello in Myanmar rimane un contesto delicato. L’opinione pubblica si è schierata a gran forza contro il golpe e una buona parte della popolazione ha protestato sui propri balconi: agitando coperchi e pentole, alcuni hanno suonato il clacson delle proprie auto, mentre altri hanno deciso, in modo simbolico, di appore sul proprio profilo Facebook l’immagine di Aung San Suu Kyi chiedendo a gran voce la sua liberazione e di accettare il risultato delle elezioni dello scorso novembre. Il potere militare ha espresso totale avversità nei confronti del voto poiché effettuato su una base di brogli elettorali ai danni del Partito dell’unione per la solidarietà e lo sviluppo.

All’interno del Myanmar la figura di Aung San Suu Kyi gode di una notevole considerazione, anche se a precederla c’è la condanna per il suo trattamento dei rohingya che aveva destato sconcerto nell’opinione pubblica internazionale per  violazione dei diritti umani.

 

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