Le mani delle mafie sull’energia rinnovabile

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L’energia si rinnova e con essa provano a rinnovarsi anche le organizzazioni criminali. L’arrivo delle risorse per la “rivoluzione sostenibile” e la crisi fanno gola alla mafia che si prepara convergere il proprio capitale sull’economia green.

“Segui i soldi e troverai la mafia” diceva così il giudice Giovanni Falcone, assassinato da Cosa Nostra siciliana nella strage di Capaci. Questo era il suo metodo che sulle tracce e l’eredità del giudice Rocco Chinnici aveva portato cospicui frutti nel contrasto alla mafia. E ancora oggi il “metodo Falcone” rimane un punto di riferimento nella lotta al crimine organizzato.

Nell’era della mafia 4.0 il concetto rimane identico, senza nemmeno sforzarsi troppo. Le organizzazioni criminali hanno costituito nuove modalità per stringere affari e, in modo tacito, la mimetizzazione ha fatto si che la questione mafia diventasse sempre più delicata e impercettibile. Le zone d’ombra si sono estese così come gli interessi dei boss nel mediare con la zona grigia: politici, dirigenti sanitari e imprenditori sono diventati i soggetti con mediare per infiltrarsi in ogni settore, dall’edilizia alla sanità, fino ad arrivare alle energie rinnovabili. Le recenti vicende giudiziarie a Pavia hanno sollevato la questione che ha riportato in primo piano l’interesse delle organizzazioni criminali per le fonti nel settore agro-alimentare che ha visto diverse regioni coinvolte come il Trentino Alto Adige, Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Sardegna e Lazio, tanto da indurre la Coldiretti Veneta a chiedere una legge regionale per la salvaguardia delle risorse. Questo a dimostrazione, ancora una volta che, la mafia, non è solo un problema del sud Italia.

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L’interesse delle mafie per le energie rinnovabili

Nell’ultimo decennio l’interesse delle mafie e le infiltrazioni nel settore delle energie rinnovabili è stato più volte portato alla luce dalle inchieste giornalistiche e poi da quelle giudiziarie. Nel 2017 i Ros di Palermo misero i sigilli a quattro società appartenenti secondo gli inquirenti a un imprenditore vicino al superlatitante Matteo Messina Denaro, dal valore di 7 milioni di euro. Non fu questa l’unica inchiesta a vedere come protagonisti crimine ed energia rinnovabile. Già nel 2010 L’Europol aveva messo per iscritto, nell’ambito di uno studio sulle ecomafie l’ipotesi di infiltrazioni da parte delle organizzazioni criminali nella gestione delle risorse rinnovabili. 

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L’aumento costante e la progressiva evoluzione tecnologica per la sostenibilità hanno attirato, non solo le attenzioni di investitori con capitale pulito ma anche quello di soggetti che hanno la necessità di investire capitale “proveniente da attività illecite” per riciclarlo. Se prima il termine ecomafia richiamava i reati contro il patrimonio ambientale, oggi, pur mantenendo questo aspetto, le ecomafie stanno provando in larga misura ad entrare a far parte della rivoluzione green, presa quasi come una palla al balzo. La necessità di misure legislative impellenti diviene quindi un punto cardine nel contrasto alle mafie. Affinché il mercato delle energie rinnovabili, l’evoluzione in termini di sostenibilità e la gestione delle risorse, soprattutto in ottica Next Generation EU. 

Le risorse del Recovery Fund

Come evidenzia in un articolo sul sito Antimafiaduemila Vincenzo Musacchio, consulente della Commissione di studio che si occupa di strategie di lotta alle mafie a livello europeo a Bruxelles “Le organizzazioni mafiose italiane, in primis, la ‘ndrangheta, stanno già approntando le proprie strategie criminali per appropriarsi dei fondi stanziati dall’UE per aiutare i Paesi a far fronte alle conseguenze economiche della pandemia di Covid-19. La nostra Commissione di Studio ha già potuto verificare, su dati freddi, un aumento delle infiltrazioni della criminalità organizzata nell’economia sana degli Stati membri dell’UE”. 

Le risorse del Recovery Fund sono entrate nel mirino del crimine organizzato. Una fase che preoccupa anche il Viminale. Un timore espresso nel quarto report dell’Organismo permanente di monitoraggio ed analisi sul rischio di infiltrazione nell’economia da parte della criminalità organizzata di tipo mafioso, con al capo il prefetto Vittorio Rizzo. Recenti indagini sulle infiltrazioni delle mafie all’interno del tessuto economico hanno evidenziato come ormai attività di questo genere vengono perpetrate da parte delle stesse organizzazioni avvalendosi di figure professionali esperte.

Il report dell’organismo permanente di monitoraggio sottoscrive le paure delle associazioni di contrasto ai fenomeni mafiosi. Come riporta il report “Nell’attuale fase pandemica la criminalità sembra aver orientato i propri interessi sull’indebita percezione delle rilevanti e diversificate misure economiche di sostegno disposte dal governo e, prevedibilmente, sulle future risorse che saranno garantite nell’ambito del Recovery Fund”.