La deforestazione dell’Amazzonia e la gestione di Bolsonaro

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Nel 2020 il tasso di deforestazione dell’Amazzonia è il più alto negli ultimi 12 anni. La gestione del presidente brasiliano Bolsonaro è stata fallimentare e 11.088 chilometri quadrati di foresta sono stati distrutti in uno spazio temporale brevissimo, da agosto 2019 al luglio del 2020.

(Photo by CARL DE SOUZA / AFP) (Photo by CARL DE SOUZA/AFP via Getty Images)

Gli analisti hanno confermato come una quantità di foresta pari almeno a sette volte Londra è stata distrutta in un solo anno. Un dato allarmante che non fa ben sperare per il futuro della regione amazzonica. Il polmone verde più grande del mondo rischia così di collassare, a causa dei sempre più frequenti incendi e delle negligenze gestionali da parte del governo brasiliano.

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L’Observatório do Clima ha fatto notare come il Brasile non sia riuscito a rientrare nell’obiettivo per la tutela della foresta amazzonica, scrivendo infatti che “La pubblicazione del tasso rende ufficiale che il Brasile non è riuscito a raggiungere l’obiettivo della Política Nacional sobre Mudança do Clima (PNMC), la legge nazionale che prevedeva una riduzione del tasso di deforestazione a un massimo di 3.925 km2 nel 2020″. Secondo gli esperti il gap tra le misure e il traguardo è importante e non sarà facile colmarlo se non ci si avvierà verso un cambio di rotta il prima possibile. Il Brasile infatti è indietro nelle politiche di tutela ambientale pattuite con l’Accordo di Parigi, il che mette l’intera comunità in forte apprensione.

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In merito il The Guardian ha raccolto la testimonianza di un attivista ambientale che lavora presso l’Istituto tedesco per gli studi avanzati sulla sostenibilità (IASS), Carlos Rittl che evidenzia: “Questa è un’area grande un terzo del Belgio: gigantesche aree boschive che si stanno perdendo semplicemente perché con Bolsonaro coloro che stanno distruggendo non hanno paura di essere puniti […] Il grande risultato di Bolsonaro in materia ambientale è stata questa tragica distruzione di foreste che ha trasformato il Brasile in uno dei più grandi nemici dell’ambiente globale”.

Il governo in questi mesi ha cercato di sminuire le preoccupazioni che gli ambientalisti hanno sul tema climatico in Brasile, riportando dati, spesso fuorvianti sull’impatto degli incendi e della deforestazione dell’Amazzonia. Il Brasile persino presentato all’ONU il nuovo piano climatico, con l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2060. Non ne sono convinti gli ambientalisti di Greenpeace Brasile e tramite la portavoce di Greenpeace per l’Amazzonia Cristiane Mazzetti,  si esprimono così, nel merito delle vicende ambientali e dei numeri dettati dal governo brasiliano, sempre attraverso il The Guardian: “Si tratta di un numero ancora peggiore rispetto al 2019 e di un riflesso diretto delle politiche anti-ambientali dell’amministrazione Bolsonaro che hanno indebolito le agenzie di monitoraggio e utilizzato strategie sbagliate per combattere la deforestazione, come il dispiegamento delle forze armate piuttosto che agenti di protezione ambientale […] questi numeri ci dimostrano che stiamo continuando a muoverci nella direzione sbagliata rispetto a quella necessaria per affrontare l’emergenza climatica e la crisi della biodiversità”.