Il “re del porno” Larry Flynt è morto a Los Angeles. Circa vent’anni fa era rimasto paralizzato dalla vita in giù dopo un tentato omicidio.
Larry Claxton Flynt Jr, “re del porno” e fondatore della rivista a luci rosse Hustler, è morto mercoledì 10 febbraio nella sua casa di Los Angeles all’età di 78 anni. Secondo quanto reso noto da suo fratello Jimmy, a risultare fatale è stato un problema cardiaco. Nel corso degli anni Flynt ha costruito la sua immensa ricchezza anche grazie a diversi strip club e sex shop, oltre ai canali televisivi targati Hustler. Nel 1978 restò paralizzato dalla vita in giù in seguito a un attentato.
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Il “re del porno” statunitense è stato inserito nel 2003 dalla rivista Arena in cima alla lista delle 50 persone più influenti nell’universo della pornografia. Il fatturato annuo della sua azienda, la Larry Flynt Publications, editrice tra tutte della rivista Hustler, aveva un fatturato annuo di circa 300 milioni di dollari, mentre il patrimonio personale di Flynt ammontava a 400 milioni. I suoi contenuti editoriali sono spesso stati ritenuti controversi ed esplicitamente violenti e volgari.
Come conseguenza, Larry Flynt per tutta la sua carriera dovette affrontare numerosi processi a suo carico per oscenità e accuse di diffamazione. A portarlo in tribunale furono sia sostenitori di diritti civili che appartenenti a movimenti femministi e religiosi. Il “re del porno” si appellò sempre alla libertà di espressione e alla libertà di stampa, riuscendo a vincere anche alcune grosse cause. Il tentato omicidio avvenne mentre si celebrava un processo in Georgia.
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Flynt è sempre stato un sostenitore e finanziatore dei partiti democratici. Nel 1998 scese in campo in difesa di Bill Clinton, invischiato nello scandalo di Monica Lewinsky, offrendo soldi a chi avesse svelato storie di tradimenti dei leader repubblicani. Dopo l’elezione di Donald Trump alla carica di Presidente degli Stati Uniti d’America propose invece di regalare 10 milioni di dollari in contanti a chi avesse fornito prove sufficienti per avviare una procedura di impeachment.
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