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Politica

Lockdown o zone rosse mirate: il governo Draghi studia il piano anti-Covid

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Simone Cadoni

In attesa della scadenza del Dpcm, il governo Draghi sta valutando la possibile strategia da attuare per fermare le varianti Covid e accelerare la campagna dei vaccini.

MARCO SABADIN/AFP via Getty Images

Varianti Covid e campagna vaccinale: al momento sono queste le due principali priorità a cui deve pensare il neo presidente del Consiglio Mario Draghi, in parallelo al Recovery Plan. Il governo appena nato deve studiare un piano per vaccinare i cittadini nel più breve tempo possibile e allo stesso tempo evitare che le mutazioni del virus inizino a circolare senza controllo. Proprio a causa dell’allarme varianti, scienziati ed esperti starebbero spingendo per il ripristino di un lockdown totale nel Paese.

Tuttavia un provvedimento del genere, se non accompagnato da adeguati ristori, potrebbe far cadere definitivamente nel baratro il sistema socio-economico italiano. Come anticipato da Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, al momento il governo Draghi sembra essere orientato a escludere il lockdown, preferendo invece mantenere le zone rosse, arancioni e gialle per il contenimento dell’emergenza sanitaria. Come già sta accadendo dovrebbero essere quindi studiati interventi mirati con la chiusura di intere aree, decisa a livello locale in accordo con l’esecutivo.

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La strategia del governo Draghi per la campagna vaccinale anti-Covid

Per evitare che le varianti Covid si diffondano nel Paese occorre immunizzare in poco tempo più italiani possibili. I ritardi inattesi della campagna di somministrazione del siero, dovuti alla mancata consegna delle aziende farmaceutiche e alle carenze del sistema sanitario, hanno complicato i piani. Per sopperire al problema, Sarzanini scrive che il governo starebbe pensando di mettere da parte le cosiddette primule pensate dal commissario Arcuri e di coinvolgere militari e Protezione civile nella campagna di vaccinazione.

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L’idea sarebbe quella di farli intervenire nelle regioni che, oltre ai ritardi della distribuzione del siero, devono anche far fronte anche ai rinvii causati dalla mancanza del personale medico o dei luoghi adatti alla somministrazione. Il modello è quello del Lazio, dove all’interno dell’aeroporto Leonardo da Vinci è stata reperita un’area apposita. Con l’aiuto della Protezione civile e dei militari potrebbero essere quindi utilizzate strutture come caserme, hangar o palestre per vaccinare la popolazione.

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