Draghi illustra il suo programma al Senato: “Senza Italia non c’è Europa”

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Il neo presidente del Consiglio Mario Draghi ha illustrato al Senato il programma per il rilancio dell’Italia, spiegando che la priorità sarà data alla pandemia e alla crisi economica.

mario draghi illustra al senato il programma del nuovo esecutivo
ALBERTO PIZZOLI/POOL/AFP via Getty Images

A partire dalle 22 di oggi, mercoledì 17 febbraio, il Senato sarà chiamato a votare la fiducia al governo Draghi, mentre nella giornata di domani sarà il turno della Camera. Questa mattina il neo presidente del Consiglio ha tenuto a Palazzo Madama il tradizionale discorso programmatico per presentare le politiche del nuovo esecutivo. “Mai nella mia vita professionale – ha rivelato Mario Draghi – ho provato un’emozione così intensa ed un senso di ampia responsabilità”. Alla fine dell’intervento, i senatori hanno dedicato al presidente del Consiglio un lungo e caloroso applauso.

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Il discorso di Mario Draghi al Senato

Il primo pensiero del premier è stato rivolto al senso di responsabilità nazionale: “Il principale dovere cui siamo chiamati, tutti, io per primo come presidente del Consiglio, è di combattere con ogni mezzo la pandemia e di salvaguardare le vite dei nostri concittadini. Una trincea dove combattiamo tutti insieme. Il virus è nemico di tutti“.

Mario Draghi ha subito voluto sottolineare che il governo penserà a fare le riforme ma che affronterà anche l’emergenza, impegnandosi a informare i cittadini con sufficiente anticipo di ogni cambiamento delle regole. Non sono poi mancati i ringraziamenti al suo predecessore, Giuseppe Conte, “che ha affrontato una situazione di emergenza sanitaria ed economica come mai era accaduto dall’Unità d’Italia”.

“Siamo cittadini di un Paese che ci chiede di fare tutto il possibile, senza perdere tempo, senza lesinare anche il più piccolo sforzo, per combattere la pandemia e contrastare la crisi economica – ha sottolineato il Presidente del Consiglio – E noi oggi, politici e tecnici che formano questo nuovo esecutivo siamo tutti semplicemente cittadini italiani, onorati di servire il proprio Paese, tutti ugualmente consapevoli del compito che ci è stato affidato”.

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L’identità del governo Draghi

Mario Draghi ha tenuto a chiarire la natura del suo governo, che “nasce nel solco dell’appartenenza del nostro Paese, come socio fondatore, all’Unione europea, nel solco delle grandi democrazie occidentali, a difesa dei loro irrinunciabili principi e valori”. I rapporti con l’Europa saranno dunque fondamentali per il nuovo esecutivo, che come specificato dal premier sarà “convintamente europeista e atlantista”.

Per questo motivo il premier ha avvertito il Senato: “Sostenere questo governo significa condividere l’irreversibilità della scelta dell’euro, significa condividere la prospettiva di un’Unione Europea sempre più integrata che approderà a un bilancio pubblico comune capace di sostenere i Paesi nei periodi di recessione”.

“Gli Stati nazionali – ha aggiunto – rimangono il riferimento dei nostri cittadini, ma nelle aree definite dalla loro debolezza cedono sovranità nazionale per acquistare sovranità condivisa. Anzi, nell’appartenenza convinta al destino dell’Europa siamo ancora più italiani, ancora più vicini ai nostri territori di origine o residenza”. Draghi ha sottolineato che gli italiani devono essere orgogliosi per il contributo alla crescita e allo sviluppo dell’Ue: “Senza l’Italia non c’è l’Europa – ha specificato – ma fuori dall’Europa, c’è meno Italia”.

Il pensiero alle nuove generazioni

Il presidente del Consiglio ha voluto rivolgere anche un pensiero ai più giovani, facendo capire che saranno al centro delle politiche del governo: “Spesso mi sono chiesto se noi, e mi riferisco alla mia generazione, abbiamo fatto tutto quello che i nostri nonni e padri fecero per noi – ha detto – Per i nostri figli, i nostri nipoti. Il nostro futuro. Una domanda che ci dobbiamo porre quando non facciamo tutto il necessario per promuovere al meglio il capitale umano. Ogni spreco che facciamo oggi è un torto alle prossime generazioni“.

La scuola

Parlando della fascia più giovane della popolazione, Mario Draghi non poteva non menzionare il tema legato alla scuola, tra i più rilevanti del periodo dell’emergenza Covid. “A fronte di un milione e 700mila studenti nelle scuole di secondo grado – ha sottolineato – nella prima settimana di febbraio solo il 60% ha avuto assicurato il servizio attraverso la didattica a distanza”. Il presidente del Consiglio ha così ricordato che la diffusione del virus ha provocato ferite profonde nella comunità, “non solo sul piano sanitario ed economico ma anche su quello culturale ed educativo“.

“Dobbiamo fare il possibile per recuperare le ore di didattica in presenza perse lo scorso anno – ha detto – soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno, in cui la didattica a distanza ha incontrato maggiori difficoltà”. Il ritorno sui banchi sarà dunque una priorità: “Occorre rivedere il disegno del percorso scolastico annuale. Allineare il calendario scolastico alle esigenze derivanti dall’esperienza vissuta dall’inizio della pandemia. Il ritorno a scuola deve avvenire in sicurezza“.

Il piano di vaccinazione

Tra le priorità del governo Draghi vi è anche la campagna di somministrazione dei vaccini anti-Covid. “Gli scienziati in soli 12 mesi hanno fatto un miracolo: non era mai accaduto che si riuscisse a produrre un nuovo vaccino in meno di un anno. La nostra prima sfida è, ottenute le quantità sufficienti, distribuirlo rapidamente ed efficientemente“, ha sostenuto il premier.

“Non dobbiamo limitare le vaccinazioni all’interno di luoghi specifici, ma renderli disponibili in tutte le strutture pubbliche e private facendo tesoro dell’esperienza dei tamponi”, ha poi aggiunto Draghi citando anche l’eventuale mobilitazione della Protezione Civile e delle Forze Armate, ed evidenziando la necessità di una riforma della Sanità.

Parità di genere

Il discorso programmatico ha toccato anche il tema della parità di genere. Il presidente del Consiglio ha ricordato che il divario di genere nei tassi di occupazione in Italia rimane tra i più alti d’Europa. “La mobilitazione di tutte le energie del Paese nel suo rilancio non può prescindere dal coinvolgimento delle donne“, ha sottolineato. “Intendiamo lavorare puntando a un riequilibrio del gap salariale e a un sistema di welfare che permetta alle donne di dedicare alla loro carriera le stesse energie dei loro colleghi uomini, superando la scelta tra famiglia o lavoro“.

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Il Next Generation EU

Tra le tematiche più attese del discorso di Draghi c’era quella relativa ai progetti del Next Generation EU, che destineranno all’Italia 210 miliardi nell’arco di sei anni. Il premier ha spiegato che “dovremo imparare a prevenire piuttosto che a riparare, non solo dispiegando tutte le tecnologie a nostra disposizione, ma anche investendo sulla consapevolezza delle nuove generazioni che ogni azione ha una conseguenza”.

“Le risorse – ha sottolineato – dovranno essere spese puntando a migliorare il potenziale di crescita della nostra economia. Le Missioni del Programma potranno essere rimodulate e riaccorpate, ma resteranno quelle enunciate nei precedenti documenti del Governo uscente, ovvero l’innovazione, la digitalizzazione, la competitività e la cultura; la transizione ecologica; le infrastrutture per la mobilità sostenibile; la formazione e la ricerca; l’equità sociale, di genere, generazionale e territoriale; la salute e la relativa filiera produttiva“.

Mario Draghi ha specificato che non basterà elencare i progetti che si vogliono completare nei prossimi anni: “Dovremo dire dove vogliamo arrivare nel 2026 e a cosa puntiamo per il 2030 e il 2050, anno in cui l’Unione Europea intende arrivare a zero emissioni nette di CO2 e gas clima-alteranti“. E ha aggiunto: “Selezioneremo progetti e iniziative coerenti con gli obiettivi strategici del programma, prestando grande attenzione alla loro fattibilità nell’arco dei sei anni. Assicureremo inoltre che l’impulso occupazionale sia sufficientemente elevato in ciascuno degli anni, compreso il 2021″.

Le riforme

Il premier ha ricordato che il Next Generation EU prevede riforme obbligatorie e che alcune di esse riguardano problemi aperti da decenni: “Negli anni recenti i nostri tentativi di riformare il Paese non sono stati del tutto assenti, ma i loro effetti concreti sono stati limitati. Il problema sta forse nel modo in cui spesso abbiamo disegnato le riforme, con interventi parziali dettati dall’urgenza del momento, senza una visione a tutto campo che richiede tempo e competenza”. Draghi ha così citato nel dettaglio le riforme del fisco, della pubblica amministrazione e della giustizia, che per il nuovo esecutivo dovranno essere quelle prioritarie.