La mattanza delle balene: un massacro silenzioso

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La mattanza delle balene è una piaga globale: ogni anno più di 300 mila, tra balene, delfini e altri cetacei perdono la vita a causa dell’uomo o della crisi climatica. La situazione sembra sfuggire di mano e a pagarne le conseguenze sono queste mitiche creature. 

People gather around a dead fin whale that washed ashore on a beach in the southern Israeli city of Ashkelon on February 19, 2021. (Photo by Ahmad GHARABLI / AFP) (Photo by AHMAD GHARABLI/AFP via Getty Images)

Spesso si dimentica quanto l’uomo non sia l’unico essere vivente ad abitare il pianeta Terra. L’ecosistema soffre così sotto la pressione di una crisi senza precedenti. Basti pensare che ogni anno più di 300 mila cetacei, tra delfini e balene muoiono a causa della crisi ambientale o peggio ancoro per mano dell’uomo: tra traffici di carne, consumo nei paesi dove non è regolamentata la caccia alle balene e ferimenti da parte dei mezzi marittimi (navi).

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Le ultime immagini provenienti dal resto del mondo simboleggiano come le balene stiano entrando in una fase che le avvicinerà sempre di più verso l’estinzione. Indonesia, Israele e Florida, sono solo alcuni degli angoli del mondo testimoni del momento drammatico che stanno vivendo questi cetacei.

Le testimonianze della mattanza dall’Indonesia, Israele e Florida

La mattanza delle balene è ormai una piaga che non trova soluzione: solo in Indonesia su 45 balene a pinna corta solo 3 sono sopravvissute dopo lo spiaggamento, che ha avuto luogo venerdì nei pressi dell’isola Madura, al largo della costa nord-orientale di Java. Le balene sopravvissute sono state rimesse in acqua da alcuni volontari. “I volontari che stanno cercando di aiutarle a tornare a largo dicono che alcune delle balene sono tornate di nuovo verso la costa mentre le loro madri sono ancora arenate sulla spiaggia” ha detto la governatrice di East Java. In Indonesia hanno avuto luogo circa 59 spiaggiamenti.

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Dalla Florida arrivano invece altre tragiche testimonianze: le notizie riportano di un cucciolo ucciso dall’elica di una imbarcazione, una piccola balena che probabilmente aveva raggiunto i due mesi di vita, è stata trovata morta sulla spiaggia con tanto dei segni provocati dall’elica. In questo caso a pagarne le conseguenze sono le balene franche, solo 400 ancora in vita nell’Atlantico del nord. I biologi credono che il “cucciolo” di balena trovato morto sia la figlio di una balena di 19 anni, soprannominata dai biologi degli UsaInfinity“. I federali hanno aperto un’inchiesta ma il fatto che la morte sia stata causata dall’elica di una imbarcazione è più che una sola ipotesi. La balena uccisa era un maschio lungo 7 metri.

In Israele, precisamente a Tel Aviv una giovane esemplare di balena si è arenata su di una spiaggia a sud. Dall’Autorità per la Natura e i Parchi hanno fatto sapere. Il motivo della morte non è stato confermato ma le acque che circondano quella zona presentano elevate quantità di inquinamento. L’amministratore delegato della Israel Nature and Parks Authority, Shaul Goldstein ha confermato che un problema di “inquinamento da catrame” è presente in quella zona del mediterraneo orientale.

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Il problema come si è visto affligge gran parte delle balene in giro per il mondo. Il cambiamento climatico e la negligenza di alcune imbarcazioni stanno partecipando all’estinzione di una specie da preservare. In Italia, a Sorrento, il mese scorso è stata rintracciata una carcassa di una balena.

Poco più di 5 mesi fa 350 scienziati e ambientalisti provenienti da 40 Paesi avevano redatto e firmato una lettera per chiedere alle nazioni di proteggere balene, delfini e focene dall’estinzione.