Prove di dialogo Usa-Cina (non andate benissimo)

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Le prime prove di dialogo Usa-Cina non sono andate proprio benissimo. Biden, dopo aver “alzato” i toni con Putin, ha deciso di adottare le stesse modalità con Xi Jinping. Il summit di ieri sera si è aperto subito col botto.

WASHINGTON, DC – MARCH 19: U.S. President Joe Biden waves to First Lady Dr. Jill Biden and family, who were watching from the Truman Balcony, as he walks to Marine One on the South Lawn of the White House on March 19, 2021 in Washington, DC. Biden is traveling to Georgia, where he will visit the Centers for Disease Control and Prevention (CDC) for an update on the coronavirus pandemic and will also meet with Asian-American community leaders after a recent shooting in the Atlanta area that killed eight people. (Photo by Drew Angerer/Getty Images)

Nel primo summit Usa-Cina sono risalite a galla tutte quegli attriti che da sempre caratterizzano il rapporto tra i due Stati. Questa serie di summit, incluso quello che si svolgerà nella giornata di oggi, dovrebbe costruire un ponte per l’incontro tra il Biden e Xi.

All’apertura del vertice il Segretario di Stato americano, Antony Blinken, ha aperto l’incontro puntando il dito contro la Cina rea di “minacciare la stabilità globale”, è arrivata subito la replica da parte del capo della diplomazia di Pechino, Yang Jiechi, che ha espresso in modo chiaro la discordanza dello Stato orientale: “mentalità da guerra fredda, pronti a misure dure in caso di ingerenze americane”. Antony Blinken, affiancato da Jake Sullivan, ha dichiarato come l’evento “non è l’inizio di un dialogo strategico, ma un’occasione per parlarci direttamente, chiaramente, apertamente per spiegare le nostre preoccupazioni”.

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La necessità di dare vita al summit era nato dopo la chiamata intercorsa tra Biden e Xi Jinping, dove, come poi dichiarato dalla stessa Casa Bianca, le discordanze erano vive su tutti gli argomenti, o quasi, aprendo comunque all’opportunità di un incontro tra i due presidenti, forse il 22 aprile.

Le tensioni rimangono e il segretario di Stato degli Stati Uniti, Antony Blinken, ha anche messo in primo piano gli abusi contro i diritti umani a Hong Kong, ma anche i toni minacciosi da parte  Pechino nei confronti di Taiwan; “i cyber attacchi alla sicurezza americana” e le pressioni di natura economica, definendole “un attacco contro l’ordine e la legalità che garantiscono la stabilità globale”. Dello stesso parer anche il National Security Adviser del presidente, Jake Sullivan: “È un assalto della Cina contro i valori universali”.

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Nel summit Usa-Cina  Yang Yechi, capo della delegazione cinese e responsabile Esteri del partito comunista, ha reagito e ha affermato: “Smettetela di promuovere la vostra versione di democrazia nel resto del mondo. Perfino all’interno degli Stati Uniti molti hanno smesso di avere fiducia in quella democrazia. La Cina non accetta accuse, non è possibile strangolare la Cina, avete precipitato le relazioni bilaterali in una crisi senza precedenti”.

Continuano ad agitarsi le acque sul fronte internazionale per gli Usa, la Cina fa muro e il summit sembra esser iniziato in salita. I lavori continuano in preparazione dell’incontro tra i due presidenti ma quello che sembra al momento esser chiaro è la netta distanza tra i due.