Open Arms, chiesto il rinvio a giudizio per Matteo Salvini: ecco l’accusa

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La Procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio per Matteo Salvini nell’ambito del processo relativo al caso Open Arms: l’ex ministro dell’Interno ha spiegato di non essere preoccupato.

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Credit: Ernesto S. Ruscio/Getty Images

Nella mattina di oggi, sabato 20 marzo, si è svolta nell’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo la seconda giornata di udienza preliminare del caso Open Arms, che vede imputato l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini. La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio del leader della Lega per i reati di sequestro di persona e rifiuti di atti d’ufficio. Il processo è ora aggiornato al 17 aprile prossimo, quando prenderà parola la difesa.

Secondo l’accusa, Salvini nell’agosto del 2019 ha illegittimamente negato lo sbarco a 147 migranti soccorsi a largo di Lampedusa dalla nave della Ong catalana. Le persone salvate dal naufragio sbarcarono solamente in seguito al sequestro preventivo della Open Arms richiesto dal pm di Agrigento, Luigi Patronaggio, dopo aver constatato le precarie condizioni a bordo dell’imbarcazione. La vicenda è molto simile al caso Gregoretti, su cui il gup di Catania deve ancora decidere se rinviare a giudizio o no il capo della Lega: al momento sono programmate altre due giornate di udienza.

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Open Arms, Matteo Salvini rinviato a giudizio: le sue dichiarazioni

L’ex ministro dell’Interno ha sempre sostenuto la tesi secondo cui l’Open Arms sarebbe dovuta sbarcare o in Spagna, per via della bandiera della Ong, o a Malta, che era il punto più vicino all’imbarcazione ferma in mare. Durante l’udienza Salvini ha voluto sottolineare che il suo mandato “è stato caratterizzato da risultati in termini di vite umane salvate e di diminuzione del numero di sbarchi” e ha ribadito che il comandante della nave aveva rifiutato le operazioni di sbarco alternativa rispetto a quella in Italia.

Il leader della Lega ha aggiunto, come dichiarato più volte in varie occasioni, che i provvedimenti contestati erano adottati di concerto con il ministro della Difesa e con quello dei Trasporti, e che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, era informato dei fatti. “Ogni volta che c’è stata la segnalazione di una necessità sanitaria – ha poi rivendicato – l’Italia ha fatto tutto ciò che era necessario per garantire cure e assistenza”.

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Al termine dell’udienza Matteo Salvini ha detto la sua anche sui suoi profili social, aggiornando i followers in merito alla richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Palermo. “Quindici anni la pena prevista”, ha scritto, sottolineando però di non essere per niente preoccupato. “Sono orgoglioso di aver lavorato per proteggere il mio Paese, rispettando la legge, svegliando l’Europa e salvando vite – si legge nel post – Se questo deve provocarmi problemi e sofferenze, me ne faccio carico con gioia. Male non fare, paura non avere”.