Covid-19: vaccinare anche adolescenti e bambini?

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La pandemia da Covid-19 ha fatto sorgere tantissime domande nella comunità scientifica, che mai prima d’ora aveva dovuto fare i conti (nella storia contemporanea) con un virus così globalizzato. All’interno di queste domande orbita anche quella sull’importanza delle vaccinazioni per le giovani generazioni, soprattutto bambini e adolescenti.

LOUISVILLE, KY – APRIL 02: A pharmacy technician fills syringes of COVID-19 vaccines in the gymnasium at Whitney M. Young Elementary School on April 2, 2021 in Louisville, Kentucky. The elementary school opened on Good Friday, located in the West End of Louisville, an area comprising primarily African American neighborhoods, in an effort to encourage Black residents to receive their COVID-19 vaccination. (Photo by Jon Cherry/Getty Images)

A sciogliere questo nodo e a parlare dell’importanza dei vaccini anche nei giovani è stato il professor Aldo Manzin, ordinario di microbiologia e microbiologia clinica presso l’Università degli Studi di Cagliari, con un post sulla celebre pagina Facebook Pillole di Ottimismo.

Nel post il professore esordisce citando una questione fondamentale: quella di mettere in sicurezza le categorie più fragili, a partire dagli anziani “Procediamo velocemente con il mettere in sicurezza i nostri anziani, i fragili, i pazienti a rischio. Vacciniamo poi tutta la popolazione adulta e subito dopo (o, se gli studi lo consentiranno, in contemporanea) pensiamo ai giovani, una componente importante della società attiva che va protetta per proteggere anche chi non ne ha la possibilità e sì, anche quelli che si ostinano a non credere nella forza della scienza.” 

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Poi, spiegando che i giovani rappresentano una buona parte del paese il professore dice “E’ certamente vero che bambini e ragazzi si ammalano in media meno e che sviluppano forme di Covid-19 meno gravi, seppure ci sono ormai diverse segnalazioni di casi di ricovero negli under 20. Tuttavia bambini e ragazzi sono suscettibili all’infezione e la possono trasmettere, e ora in Italia la percentuale di adolescenti positivi al coronavirus è più alta rispetto alla prima fase della pandemia”. Anche se – ricorda il docente, i “bambini presentano una minore suscettibilità all’infezione a causa di meccanismi diversi (ad esempio, una minore presentazione dei recettori a livello dell’apparato respiratorio, migliore “competenza” immunologica, ecc.) sarà comunque importante vaccinarli, sia per evitare che sviluppino malattia e complicanze (anche a distanza) da essa derivate sia per evitare che possano trasmettere l’infezione ad altri. I minorenni in Italia e in altri paesi (compresi gli Stati Uniti) sono oltre il 20% della popolazione, e perciò rappresentano una quota importante di popolazione da coprire per raggiungere una buona immunità di comunità. 

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Sugli studi di Pfizer il docente ha detto che: “Pochi giorni fa Pfizer ha riportato i risultati di uno studio preliminare (non ancora pubblicato) che ha coinvolto negli Stati Uniti 2.260 volontari tra i 12 e i 15 anni di età: i risultati dimostrano che rispetto ad un gruppo di volontari di pari età non vaccinati in nessuno degli adolescenti cui è stato somministrato il vaccino a mRNA sono stati registrati casi di infezione.” e sulla diversità dei vaccini per i bambini ha parlato di un’unica differenza che potrebbe essere nella “dose (come da sempre è richiesta per l’età pediatrica, così come per gli adolescenti)”. 

“La vaccinazione sarà importante quindi, non appena disponibile su larga scala, non solo per proteggere la salute degli adolescenti, ma per evitare che, non vaccinati, questi possano diventare veicolo per la diffusione del virus anche tra le persone più fragili.”
per “una più veloce e quanto mai auspicabile ripresa delle attività sociali, lavorative e ludiche di cui abbiamo estrema necessità per riprendere una vita normale, magari migliore di quella di prima.” – ha concluso il professore dell’Università di Cagliari.
Fonte: Pillole di Ottimismo