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Cronaca

Torino, assolto dallo stupro perché la donna “non urlò”: processo da rifare

Published by
Simone Cadoni

A Torino un soccorritore del 118 era stato assolto dall’accusa di stupro di una collega poiché la vittima non era stata ritenuta credibile, ma adesso la Cassazione ha accolto il ricorso: il processo d’appello è da rifare.

Credit: Pixabay

La vittima “aveva detto basta, ma non aveva urlato o pianto” e non poteva quindi essere giudicata attendibile. Con questa motivazione un operatore del 118, accusato di aver stuprato una sua collega nel 2011 in una stanzetta dell’ospedale Gradenigo di Torino, era stato assolto dal tribunale in primo grado. La sentenza, che aveva destato grande scalpore, era stata poi portata in appello, dove il processo aveva assunto una piega diversa.

La donna, dopo essere stata riascoltata, aveva confermato la sua versione dei fatti riuscendo alla fine a farsi ritenere credibile dai giudici, secondo cui non c’era alcun dubbio che lo stupro fosse stato compiuto. Nonostante questo, l’uomo era stato nuovamente assolto. Il motivo? La vittima della violenza non aveva sporto subito denuncia, perciò si era imposta la tesi della corte sulla “non procedibilità” del reato. Mancando la querela, l’uomo non poteva essere condannato. La vicenda non è però finita così.

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Torino, operatore del 118 assolto dallo stupro ma la Cassazione accoglie il ricorso

Il sostituto procuratore generale Elena Daloiso, dopo la seconda assoluzione, aveva fatto ricorso per Cassazione, giustificando la tardiva denuncia della donna con la paura del ruolo di “superiore” ricoperto dall’operatore del 118 di Torino. Secondo la motivazione del ricorso, la vittima aveva agito in quel modo perché timorosa delle eventuali ripercussioni. Nonostante si trattasse infatti di volontariato, un ordine di servizio affidava all’uomo l’incarico di organizzare il lavoro degli altri colleghi.

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Per questo motivo secondo Daloiso la donna era di fatto “sottoposta” al suo aguzzino. La Cassazione, in seguito al ricorso, ha dato ragione alla procura generale, stabilendo così che il processo d’appello debba essere rifatto. La querela non è infatti stata più ritenuta necessaria ai fini della perseguibilità del reato, che è invece stato giudicato procedibile d’ufficio. Il fascicolo è adesso ritornato a Torino per essere assegnato ai giudici di secondo grado di un’altra sezione rispetto a quelli che si erano già espressi precedentemente.

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