Bartolo Mercuri, chi è il convertito che gli immigrati chiamano Papà Africa

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Bartolo Mercuri, tramite l’associazione “Il Cenacolo” aiuta chi vive nelle tende e case di fortuna che si trovano nella Piana di Gioia Tauro.

Bartolo Mercuri, chi è l'uomo che viene chiamato dagli immigrati Papà Africa (La Stampa)
Bartolo Mercuri, chi è l’uomo che viene chiamato dagli immigrati Papà Africa (La Stampa)

L’uomo era un ex detenuto, non voleva avere nulla a che fare con Dio, ma in carcere ha avuto la svolta per la sua vita. Gli immigrati che risiedono a Gioia Tauro lo chiamano “Papà Africa”, ogni giorno li va a trovare nelle tendopoli dove vivono.

Ci sono anche “gli invisibili” nella sua visita, ovvero quelli che vivono nelle campagne, porta loro viveri, vestiti, coperte e tantissima attenzione. La stessa attenzione che dedica anche alle famiglie italiane che non riescono a mettere il piatto a tavola.

Sono più di 500, tutte sono composte da giovani che fanno una fila per chiedere aiuto all’uomo così generoso e timorato di Dio. Il missionario ha 63 anni, aiuta da più di 20 anni i più bisognosi tramite l’associazione “Il Cenacolo”, con la collaborazione di diversi volontari che cercano di rinnovare il loro spirito.

Tutto cominciò quando l’uomo finì in carcere nel 1989, aveva 33 anni. Proprio mentre era di ritorno per la Fiera del Mobile, incontrò in treno un ragazzo, i due viaggiarono insieme per poi prendere un taxi a loro volta.

Durante il controllo vengono fermati dalla Guardia di Finanza, la quale trova un fucile nel borsone del ragazzo, tutti verranno arrestati. Giungerà anche una condanna a 4 anni e 4 mesi, la quale verrà scontata con due anni di semilibertà, la quale permetterà all’uomo di lavorare nel suo negozio di mobili.

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Bartolo Mercuri, chi era prima di diventare parroco

L’uomo si vocifera che era un ‘ndranghetista, aveva anche qualche parentela scomoda che lui ha tenuto sempre lontano e alla larga. Era un uomo incensurato, non aveva mai fatto del male a nessuno.

In carcere l’uomo lavora nella cucina dei detenuti, fa da mangiare per tutti e lava anche i piatti, in questo modo guadagna qualcosa da mandare a casa per la famiglia.

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La conversione con Dio è nata proprio in cella, quando era nel suo lettino pensava sempre a sua moglie e ai suoi due figli piccoli. Si ritrovava a combattere in quell’inferno senza saper nulla di loro, nella cella erano in otto, ma tutti erano usciti per l’ora d’aria.

L’uomo aveva preferito rimanere da solo, era troppo triste e giù di morale, da una finestrella entra una gran luce, l’uomo ha tremato e si è messo a piangere. Da quel momento la sua vita è cambiata, proprio perché aveva realizzato che Dio non lo aveva mai abbandonato.