Smart working: in cosa consiste il diritto alla disconnessione

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Le commissioni Lavoro e Affari Sociali della Camera hanno approvato un emendamento al decreto Covid che consente a chi lavora in smart working di avere il “diritto alla disconnessione”. Vediamo di cosa si tratta.

smart working e diritto alla disconnessione
Credit: Pixabay

Le restrizioni dettate dalla pandemia hanno costretto aziende e lavoratori a passare allo smart working. Non tutti hanno accolto con positività le nuove modalità di svolgimento da remoto della propria professione, in particolar modo le famiglie con figli minori alle prese con la didattica a distanza, con problemi di connessione o con la mancanza dei dispositivi tecnologici adeguati. Altri però vorrebbero proseguire con lo smart working anche al termine dell’emergenza sanitaria.

Adesso è arrivata un’importante novità che potrebbe aiutare tutti coloro che lavorano in modalità telematica da casa a organizzare e gestire meglio il proprio tempo. Si tratta del diritto alla disconnessione, introdotto con un emendamento del Movimento 5 Stelle al decreto Covid dalle commissioni Lavoro e Affari Sociali della Camera. Secondo gli esponenti pentastellati è un passo fondamentale sul fronte dei diritti.

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Smart working e diritto alla disconnessione: i dettagli dell’emendamento

Il decreto Covid prevede fino al 30 giugno prossimo la possibilità per i lavoratori dipendenti con un figlio minore di 16 anni in Dad o in quarantena di svolgere la propria attività da remoto. L’emendamento approvato alla Camera riconosce per la prima volta a coloro che lavorano in smart working “il diritto alla disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche e dalle piattaforme informatiche, nel rispetto degli eventuali accordi sottoscritti dalle parti e fatti salvi eventuali periodi di reperibilità concordati”.

Inoltre viene specificato che la disconnessione “non può avere ripercussioni sul rapporto di lavoro o sui trattamenti retributivi”. L’obiettivo è quello di tutelare i tempi di riposo e la salute dei lavoratori alle prese con la modalità agile. Per la Pubblica amministrazione resta la disciplina dei contratti collettivi. Disciplina che al termine dell’emergenza pandemica dovrà essere regolamentata per qualsiasi lavoratore.

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Al termine dello stato di emergenza, fissato al momento al 30 aprile, verrà meno la possibilità di fare ricorso allo smart working senza la necessità di un accordo individuale. Questo comporterà la stipulazione obbligatoria di un apposito documento tra datore e dipendente per definire lo svolgimento della prestazione al di fuori dei locali aziendali. Il ministro del Lavoro Andrea Orlando ha sottolineato che lo smart working “dovrà trovare un’affermazione solenne in sede normativa”.