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Sport

Superlega, Agnelli attacca: “Costretti ad abbandonare il progetto”

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Gianlorenzo Di Pinto

Superlega: il presidente della Juventus, Andrea Agnelli ha rilasciato un’intervista al Corriere dello Sport dove attacca duramente la UEFA

Getty Images

Il numero uno della Juventus, Andrea Agnelli, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni del Corriere dello Sport. Il presidente bianconero ha attaccato duramente la UEFA: “La massima istituzione del calcio europeo a dicembre diceva che la pandemia non avrebbe avuto effetti collaterali sul calcio. La stessa istituzione che non corre nessun rischio economico. La UEFA gestisce i nostri diritti, li vende, decide quanti distribuirne”.

Successivamente ha difeso il progetto della Superlega: “E’ perfettamente legale. Inoltre la competizione è aperta perché ci sono 5 posti disponibili e affronta il più grande problema dell’industria del calcio, ovvero la carenza di stabilità. Vogliamo creare la competizione più bella al mondo capace di portare benefici all’intera piramide del calcio, aumentando la distribuzione delle risorse agli altri club. Non c’è nessuna minaccia per i campionato nazionali, abbiamo la piena volontà di continuare a partecipare. In più vi dico che il bonus di 350 milioni l’anno è falso. Noi rimaniamo nelle competizioni domestiche, andremo a giocare in ogni stadio d’Italia, di Spagna e d’Inghilterra“.

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Superlega Agnelli Intervista, le dichiarazioni del numero uno bianconero

“Dobbiamo avvicinare le generazioni più giovani che si stanno allontanando dal calcio. Loro vogliono vedere i grandi eventi e sono meno legati al campanilismo. Il 40% di chi guarda questo sport, ha tra i 16 e i 24 anni e non ha interesse. Andare a creare una competizione che simuli ciò che fanno nei videogiochi come Fifa, significa andargli incontro e fronteggiare la competizione di Fortnite o Call of Duty che sono i veri centri di attenzione dei ragazzi di oggi” ha affermato con decisione Agnelli.

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Poi ha rivelato di temere il populismo: “Io temo molto il populismo, la demagogia e che qualcuno non prenda atto dello stato di monopolio nel quale ci muoviamo. Minacce, questa la risposta che abbiamo ottenuto. Impedire a un lavoratore di svolgere il proprio lavoro è gravissimo. Ad ogni modo, non siamo assolutamente preoccupati. Il nostro è un approccio a una nuova libertà. Nuova libertà che è garantita dai trattati dell’Unione europea. Vogliamo uscire da questa situazione di monopolio nella quale i nostri regolatori sono anche i principali competitor“.

 

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