Addio all’esame di Stato: arriva la laurea abilitante, cos’è e come funziona

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Arriva la laurea abilitante: l’esame di laurea coinciderà con l’esame di Stato. E’ una delle “missioni” del Recovery Plan italiano che si legge nella bozza presentata in queste ore.

La laurea abilitante prevede la “semplificazione delle procedure per l’abilitazione all’esercizio delle professioni” si legge nel testo del Recovery Plan. Ciò renderà “l’esame di laurea coincidente con l’esame di Stato, con ciò rendendo semplificando e velocizzando l’accesso al mondo del lavoro da parte dei laureati”.

In generale alla scuola e alla formazione delle nuove generazioni e alla ricerca universitaria saranno destinati quasi 32 miliardi, il 18% del totale per il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Si parte dagli asili con l’obiettivo di aumentare l’offerta di 228 mila posti, di cui “152 mila per i bambini 0-3 anni e circa 76 mila per la fascia 3-6 anni”. Un intervento essenziale, specie al Sud dove le possibilità di affidare i figli piccoli mentre si lavora sono minori. E poi la “costruzione o la ristrutturazione degli spazi delle mense per un totale di circa mille” scuole per spingere il tempo pieno.

Laurea abilitante: ecco per quali lauree e professioni

La riforma riprende un disegno di legge approvato il 19 ottobre scorso dal governo Conte su proposta dell’allora ministro dell’Università Gaetano Manfredi. Questo provvedimento prevede infatti che il necessario tirocinio pratico-valutativo per l’accesso alle professioni regolamentate sia svolto all’interno dei corsi di laurea e che quindi l’esame di laurea diventi anche un parallelo esame di Stato di abilitazione all’esercizio della professione.

Questo nuovo modello si applicherebbe alle lauree magistrali a ciclo unico in OdontoiatriaFarmacia, Medicina veterinaria, Psicologia, che quindi conferirebbero l’abilitazione all’esercizio delle professioni, rispettivamente, di odontoiatra, farmacista, veterinario e psicologo.

Anche le lauree professionalizzanti per l’edilizia e il territorio, le tecniche agrarie, alimentari e forestali, le tecniche industriali, abiliterebbero all’esercizio delle professioni di geometra laureato, agrotecnico laureato, perito agrario laureato e di perito industriale laureato.

Il provvedimento prevede anche che ulteriori titoli universitari che consentono l’accesso agli esami di Stato possano essere resi abilitanti su richiesta dei consigli degli ordini o dei collegi professionali o delle relative federazioni nazionali

Recovery Plan: ristrutturazione impianti sportivi e istituzione Scuola di alta formazione per la Pubblica Amministrazione

In generale alla scuola e alla formazione delle nuove generazioni e alla ricerca universitaria saranno destinati quasi 32 miliardi, il 18% del totale per il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Si parte dagli asili con l’obiettivo di aumentare l’offerta di 228 mila posti, di cui “152 mila per i bambini 0-3 anni e circa 76 mila per la fascia 3-6 anni”. Un intervento essenziale, specie al Sud dove le possibilità di affidare i figli piccoli mentre si lavora sono minori. E poi la “costruzione o la ristrutturazione degli spazi delle mense per un totale di circa mille” scuole per spingere il tempo pieno.

Tra le voci anche la costruzione o l’adeguamento strutturale di “circa 900 edifici da destinare a palestre o strutture sportive”. Questo servirà a contrastare la dispersione scolastica, altro fenomeno che riguarda soprattutto il Sud.

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Il costo stimato è di 700 milioni, con focus su “primo ciclo di istruzione e comunità locali”. La durata del progetto è stimata in 5 anni (fino al 2026). Per l’istruzione si pensa a potenziare gli istituti tecnici, ma soprattutto a una Scuola di alta formazione per dirigenti, docenti e amministrativi, “obbligatoria”, specifica la bozza, “che svolgerà funzioni di indirizzo e coordinamento dell’attività formativa per tutto il personale”.

Un percorso che sarà collegato agli avanzamenti di carriera. Tra le prime analisi della ‘missione istruzione’ quella del Forum Disuguaglianze e Diversità (Fdd), che individua possibili problemi nel settore asili e chiede di concentrare la maggior parte del finanziamento di 3,6 miliardi per l’espansione di quelli nido pubblici. “Anche riducendo il target di copertura – afferma il documento del Forum – ma mantenendo lo stesso obiettivo per ciascuna regione”.