Enna, prete agli arresti domiciliari per abusi su minori

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Per abusi su minori un prete di Piazza Armerina, in provincia di Enna, è stato ristretto agli arresti domiciliari. L’inchiesta è scattata dopo che un giovane ha denunciato le violenze subite nell’arco di tempo 2009-2013

Dopo l’inchiesta della trasmissione televisiva “Report” (ieri sera è andata in onda, su Rai 3, la seconda parte) che ha acceso i riflettori sui controversi investimenti finanziari della Segreteria di Stato della Santa Sede, con al centro l’acquisto dell’immobile che un tempo ospitava i prestigiosi magazzini “Harrod’s”, una delle icone di Londra, vera e propria meta turistica indipendentemente dalle ragioni dello shopping, il clero cattolico è di nuovo alla ribalta della cronaca: con l’infamante accusa di abusi su minori, quando era ancora un seminarista e poi dopo l’ordinazione sacerdotale, è stato arrestato un sacerdote di Piazza Armerina, in provincia di Enna.

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Gli inquirenti gli contestano anche l’aggravante di aver approfittato delle vittime che erano state a lui affidate per ragioni di istruzione ed educazione alla religione cattolica. Il prete è ora ristretto agli arresti domiciliari, misura cautelare disposta dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Enna su richiesta del Procuratore della Repubblica, Massimo Palmeri, e dei Sostituti Procuratori Stefania Leonte e Orazio Longo.

Enna, prete agli arresti domiciliari per abusi su minori. Inchiesta partita dalla denuncia di un giovane

Le indagini sono state avviate nello scorso mese di dicembre quando un giovane ha denunciato agli uomini della Squadra Mobile della Questura di Enna gli abusi subiti da parte di un seminarista (poi ordinato sacerdote), educatore di una associazione cattolica. Il giovane ha descritto ogni dettaglio delle violenze subite tra il 2009 ed il 2013, da quando aveva appena compiuto 16 anni e fino ai 20. In questi mesi sono state ascoltate diverse persone informate sui fatti che hanno fornito elementi di riscontro a quanto denunciato dalla vittima. Molti, però, da anni non vivevano più ad Enna per motivi di studio o di lavoro e, quindi, è stata richiesta la collaborazione delle Squadre Mobili di varie Questure d’Italia.

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Le indagini, che si sono avvalse sia delle tecniche investigative tradizionali che di intercettazioni, perquisizioni domiciliari nonché di accertamenti sui supporti di memoria di vari device, pc e smartphone, affidati a un consulente tecnico nominato dalla Procura della Repubblica, hanno confermato ogni dettaglio raccontato dalla vittima. Inoltre sono emersi ulteriori reati commessi ai danni di altri due minori all’epoca dei fatti dei quali l’indagato era la guida spirituale. Di conseguenza, gli inquirenti hanno lanciato un appello alle altre presunte vittime a recarsi presso gli Uffici della Polizia di Stato per denunciare gli abusi eventualmente subiti.