Mehmet Alì Agca, che fine ha fatto l’attentatore del Papa

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Mehmet Alì Agca, è stato l’attentatore del Papa, spunta all’improvviso da un viottolo per poi imbattersi una strada trafficata di Istanbul, ecco come si è mostrato ai riflettori dopo qualche anno.

Mehmet Alì Agca, l'attentatore del Papa, che fine ha fatto oggi (Vaticano News)
Mehmet Alì Agca, l’attentatore del Papa, che fine ha fatto oggi (Vaticano News)

Nel tempio non sembra essere cambiato per nulla, è magro e snello, porta una camicia con giacca scura, la sua voce cavernosa è rimasta tale. Vanta un itlaiano perfetto.

Il Vaticano ha classificato il suo attentato come un compimento del Terzo Segreto di Fatima. Il gesto di tentare alla vita del Papa sembra che sia stato deciso dal potere divino.

L’attentato del 13 Maggio 1981, circa 36 anni fa dove furono sparati due colpi contro Giovanni Paolo II, potrebbe avere dei dettagli nascosti in un dossier segreto custodito dalla Cia.

Secondo l’attentatore, fu proprio la polizia segreta sovietica “La Gru” a contattarlo attraverso il trafficante turco Bekir Celenk, il quale era molto amico dei bulgari.

L’uomo verrà addestrato in Siria, proprio quando c’era Hafez al Assad, infatti il giudice che accusò l’attentatore collegandolo alla pista bulgara ci aveva visto lungo.

L’ex lupo grigio oggi vive in un appartamento in periferia ad Istanbul, la sua è diventata una vita monastica, dove viene aiutato da alcuni amici italiani.

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Mehmet Alì Agca, non ha quasi nessun amico vero nel suo Paese d’origine

Adesso ha 60 anni, dopo aver scontato la sua pena tra carceri turche e prigioni italiane, si trova in una sorta di semi libertà, la quale gli ha permesso di uscire fuori dalla Turchia.

Mentre era nella sua cella ad Ancona, l’uomo inviava dei bigliettini e lettere piene di invocazioni religiose, ma che riuscivano a rispettare tutte le religioni.

I suoi mezzi di comunicazione sono diventati più facili ed efficienti, come ad esempio i messaggi Whatsapp, oppure e-mail concordate su un indirizzo ben prestabilito.

L’ex attentatore ha avuto la possibilità di avere un incontro faccia a faccia con il quartiere Florya dove si allenava il Galatasaray, e anche con un bar di Besiktas senza mai dare nell’occhio soprattutto per quanto riguarda il suo rintracciamenti.

Adesso l’ex attentatore parla con un linguaggio ben definito e fluido, infatti non ci sono più spazi per intoppi o minacce velate. Il suo fingersi pazzo per riuscire a salvare da condanne sicure, non ebbe effetto soprattutto per quanto riguarda i magistrati come Antonio Marini.

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Proprio quando gli inquirenti lasciarono l’elenco telefonico sul tavolo degli interrogatori, l’ex attentatore riuscì ad imparare a memoria una serie di cognomi italiani.

L’uomo riuscì a mettere il KGB e la CIA , l’uno contro l’altra, riuscì anche a creare un conflitto tra i bulgari e gli israeliani, fortunatamente l’ex attentatore ne è uscito sempre vivo.

I suoi stessi compagni dichiararono che fu proprio l’ex attentatore a contattarli in nome della Gru, al tempo era amico dell’ambasciatore sovietico a Sofia.

Aveva stretto degli ottimi rapporti con il comunista Todor Jivkov, tanto da fare diversi regali costosi per sua figlia Svetlana. Entrambi i compagni verranno uccisi in carcere.

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L’ex attentatore del Papa e la sua ossessione per la religione

L’attentato non riuscito sembra che abbia marchiato a vita l’anima dell’uomo. Infatti circa qualche anno fa, l’ex attentatore chiamò uno dei suoi compagni al telefono, dicendogli che era a Piazza San Pietro, per deporre i fiori sulla tomba di Karol Wojtyla.

Attualmente l’attentatore scrive delle frasi riguardanti il 13 Maggio, chiedendo al Papa di proclamare la fine del mondo, proprio come fu scritto nel segreto di Fatima.

Un’altra sua ossessione è l’attentato, questa diventò una vera e propria paranoia, dichiarando di essere libero da circa 8 anni, e sta cercando di viversi l’isolamento sciale, sino a quando non riuscirà ad identificarsi in gruppi religiosi, ideologici o politici.