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Ambiente: dal 3 luglio stop alla plastica monouso

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Francesco Serra

Data di scadenza posta al 3 luglio del 2021, per la fine della vendita di alcuni oggetti realizzati in plastica da parte degli Stati membri dell’Unione europea. La direttiva in questione è la UE 2019/904.

NOVEMBER 20: Plastic cups and plates on display outside a shop on November 20, 2017 in London, England. The Chancellor Philip Hammond is expected to announce a consultation into a possible tax on single-use plastics such as takeaway cartons in this week’s Budget. (Photo by Jack Taylor/Getty Images)

La direttiva vieta la vendita di posate in plastica, cannucce, bastoncini cotton-fioc, bastoncini in plastica, alcuni tipi per gli imballaggi e parte dei contenitori alimentari. I 27 Stati membri dell’Unione europea dovranno mantenere l’impegno sulla direttiva dell’Ue. La Commissione europea ha in tal senso emesso delle linee guida per permettere agli stati di uniformarsi alle norme. Non sono di certo mancate le proteste, soprattutto da alcuni industriali che ritengono la nuova normativa penalizzante.

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Il divieto sarà vigente anche per i bicchieri e le tazze in carta, come riporta l’Ansa, nel caso in cui queste avessero anche un solo strato di plastica. Una norma, quella emanata dall’Unione europea, dopo diverse e continue consultazioni con gli stessi Stati, volta a ridurre l’impatto ambientale, abbassando in modo significativo il consumo di prodotti prodotti in plastica. Alcuni industriali temono però che tali misure possano in qualche modo danneggiare il settore: lo stesso presidente di Confindustria Bonomi aveva espresso in questi giorni “forte preoccupazione” per le direttive europee.

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Come riporta l’Ansa Europa, il ministro per lo Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti aveva dichiarato una possibile “riserva” per quanto riguarda l’applicazione in Italia della nuova normativa, soprattutto per quanto riguarda il settore della carta. La messa al bando ricade in modo sintetico su tutte quelle plastiche convenzionali (PE, PP, PS, PET) che sono allo stesso tempo quelle con la maggior presenza di additivi. Nell’ottica di una maggiore tutela dell’ambiente, la direttiva sembra porsi in tal senso, in modo propositivo. La necessità di convertire e trovare alternative perviene in un’epoca dove i cambiamenti sembrano finalmente assumere una reale connotazione.

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