Il processo dell’ex Ilva si conclude con la condanna a 20 e 22 anni di reclusione per gli ex proprietari Fabio e Nicola Riva, 3 anni invece per l’ex presidente della Puglia Nichi Vendola.
Dopo tanti anni dal disastro ambientale dell’Ilva di Taranto, questa mattina è arrivato il verdetto in tribunale: la Corte di Assise ha condannato i due fratelli Riva, insieme a Nichi Vendola e altri imputati. Il processo, denominato Ambiente svenduto, è riniziato circa cinque anni fa dopo un annullamento e si è sviluppato attraverso ben 329 udienze, con centinaia di testimoni e migliaia di parti civili, oltre a una mole incredibile di documenti e perizie. Complessivamente sono stati 47 gli imputati coinvolti, di cui 44 persone e 3 società.
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Per l’ex presidente della Regione Puglia Vendola, accusato di concussione in relazione ai presunti tentativi di ammorbidire i controlli sul livello di inquinamento ambientale, sono stati disposti tre anni e sei mesi di reclusione. Per Fabio e Nicola Riva invece, figli dell’ex patron Emilio, la pena è rispettivamente di 22 e 20 anni di reclusione. I fratelli, che nel corso degli anni hanno amministrato l’ex Ilva con compiti di responsabilità, rispondono di concorso in associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari e alla omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro.
La Corte d’Assise di Taranto ha condannato anche l’ex responsabile delle relazione istituzionali Girolamo Archinà, che dovrà scontare 21 anni e 6 mesi di carcere, e l’ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso, la cui pena è di 21 anni. Inoltre sono stati condannati anche l’ex presidente della Provincia Gianni Florido e l’ex assessore all’Ambiente Michele Conserva, con una pena di tre anni ciascuno, come anche l’ex direttore dell’Arpa Puglia Giorgio Assennato, a cui è stata comminata la condanna di 2 anni, pena sospesa.
Assolti invece l’ex assessore della Puglia Nicola Fratoianni e l’attuale assessore regionale all’Agricoltura Donato Pentassuglia. I pm hanno anche richiesto la confisca degli impianti dell’area a caldo che furono sottoposti a sequestro nel 2012 e delle società Ilva spa, Riva fire e Riva Forni Elettrici. Alla lettura della sentenza hanno esultato i numerosi ambientalisti e le famiglie tarantine in presidio dalla mattina fuori dal tribunale.
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