Dupasquier, “Andava evitato il minuto di silenzio”: Paolo Simoncelli spiega il motivo

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Paolo Simoncelli commenta in un’intervista a La Repubblica la morte di Jason Dupasquier ed è molto netto sulla scelta fatta per il minuto di silenzio. Le sue parole

Paolo Simoncelli

Il giovane pilota svizzero Jason Dupasquier è morto domenica 30 maggio all’ospedale Careggi di Firenze in conseguenza alle ferite riportate nell’incidente occorso durante le prove della Moto 3. Un incidente che per dinamica ed esito è molto simile a quello che il 23 ottobre 2011, a Sepang, strappò Marco Simoncelli ai suoi affetti e alla Vita.

Sull’incidente, sugli omaggi, sull’ipocrisia e su tutta la gestione della vicenda è intervenuto con un’intervista, non banale, concessa all’edizione oggi in edicola del quotidiano La Repubblica il Papà di Sic Paolo Simoncelli.

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Paolo Simoncelli sul minuto di silenzio per Dupasquier

Simoncelli,come suo solito, è subito molto diretto: “Quando perdi un figlio in pista quel mondo è lontano e non ti importa nulla di tutto il resto”. E sempre con la trasperenza che gli è propria chiarisce il suo pensiero sull’omaggio del motomondiale al ragazzo. “Non mi è piaciuto il minuto di silenzio. Andava evitato”.

E spiega “Sono tutte sciocchezze. Cosa vuoi che ti freghi di queste robe quando ti è morto un figlio?”. E poi afferma, senza mezzi termini, che “I minuti di silenzio sono insopportabili” e, sottolinea commosso, “Li eliminerei soprattutto poco prima di accendere i motori”.

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Paolo Simoncelli entra poi, per intero, sulla polemica che ha scatenato la decisione degli organizzatori del motomondiale di non rinviare la gara del Mugello “E’ la vita che continuaspiega a La Repubblicaanche se non ci piace lo dobbiamo accettare”. Molto chiaro il suo pensiero anche sulle scelte dei piloti “Gli avrebbero dovuto chiedere cosa ne pensavano – scandisce il papà di Marco – se la sono sentita, è giusto così”.

Il papà del pilota morto a Sepang nel 2011 spiega poi la necessità di “non demonizzare la Moto 3”. E ricorda come sia Marco che Luis Salom, le ultime due vittime del circus prima del giovane svizzero, siano deceduti in MotoGp e Moto 2.

Il pensiero finale è per il papà di Jason Dupasquier e a cosa gli direbbe se lo avesse di fronte adesso: “Lo abbraccerei solo, quando succede una roba così, non c’è più niente da dire” e soprattutto “Gli altri non sanno che significa”. E finalmente, scrive Repubblica, dopo aver declinato l’intervista “Non me la sentivo” e dopo due giorni di silenzio si sfoga e piange.