E’ stato fermato dagli agenti della Squadra Mobile di Torino il presunto assassino del 25enne, originario del Bangladesh, trovato decapitato in casa: è un suo connazionale
La città di Torino sta diventa pericolosa quanto una metropoli statunitense: dopo il caso dell’architetto di Piossasco, Roberto Mottura, comune dell’hinterland del capoluogo sabaudo, colpito a morte da due ladri che aveva sorpreso in casa, un giovane di 25 anni, originario del Bangladesh, è stato assassinato nel suo appartamento di Torino. Il 25enne, Mohamed Ibrahim, che lavorava come lavapiatti nella pizzeria “Donna Margerita” di Collegno, è stato trovato decapitato, forse con un machete, come in un macabro rituale.
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La vittima abitava in un palazzo dove stranieri e italiani convivono senza conflitti o attriti se non quelli di normale vicinato. A scoprire il corpo della vittima è stato il suo coinquilino, e connazionale, anche lui di nome Mohamed: quando ha visto quell’orrida scena è sceso in strada per chiedere aiuto. Era appena rientrato dopo il turno nel ristorante dove è aiuto chef e in cui lavorava anche la vittima.
“Era un bravo ragazzo, un giovane che passava le sue giornate a lavorare, non farebbe del male a nessuno, non aveva nemici”, così lo ricordano amici e vicini, suoi connazionali. “Era tornato a casa due volte durante il lockdown perché qui non c’era lavoro. In Bangladesh aspetta un bambino”, hanno aggiunto.
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Intanto, questa mattina, alla stazione di Porta Nuova, è stato fermato il presunto assassino di Mohamed Ibrahim: si tratta di un suo connazionale quasi trentenne, bloccato dagli agenti di polizia quando è sceso da un treno proveniente dalle Valle di Susa. La svolta grazie alle indagini della Squadra Mobile che ha interrogato diverse persone all’interno della comunità bengalese, in primis i due coinquilini della vittima, per ricostruire le relazioni con amici e conoscenti di Mohamed. Tuttavia, al momento è ancora oscuro il movente.
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