Chi è Chester Turner, il serial killer condannato per 15 omicidi: ecco le gravissime accuse nei suoi confronti.
Classe 1966, il 30 aprile 2007, Chester Turner è stato condannato per l’omicidio di dieci donne a Los Angeles ed è stato anche riconosciuto colpevole della morte del nascituro di una delle sue vittime. È stato condannato per altri quattro omicidi il 19 giugno 2014. I pubblici ministeri hanno definito Turner “uno dei serial killer più prolifici nella storia della città”.
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L’uomo è stato condannato alla pena capitale, non ancora eseguita, per ben due volte: prima per i primi 11 delitti e poi per i successivi 4. Turner è nato a Warren, in Arkansas. Si è trasferito a Los Angeles con sua madre quando aveva cinque anni, dopo che i suoi genitori si erano separati. Ha frequentato le scuole pubbliche di Los Angeles e ha abbandonato la scuola superiore.
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Dopo aver perso qualche lavoro, viene ospitato come senzatetto in diversi rifugi. Turner è stato condannato per undici omicidi avvenuti a Los Angeles tra il 1987 e il 1998. I primi nove di questi omicidi hanno avuto luogo e si sono concentrati in appena quattro isolati. La sua prima vittima fu Diane Johnson, 21 anni, trovata parzialmente nuda e strangolata nel marzo 1987 in un’area in costruzione a ovest della Harbor Freeway. Successivamente, uccise Annette Ernest, 26 anni, che aveva rapporti con la sua quinta vittima, Andrea Triplett.
Il delitto più terribile che ha commesso è quello di Regina Nadine Washington, 27 anni. La giovane donna è stata trovata parzialmente nuda e strangolata all’interno di un garage vicino a Figueroa Street nel settembre 1989. La Washington era incinta di sei mesi. La morte del feto, indicato come Baby Washington, è stata attribuita allo strangolamento della madre ed è stata giudicata un omicidio. Turner è stato incarcerato sette volte dal 1995 al 2002, sei per reati non violenti e una volta per aggressione a un ufficiale e crudeltà verso un animale il 9 aprile 1997. Solo dopo una tentata violenza avvenuta nel 2002, si risalì al suo DNA come quello presente sui corpi delle vittime.
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