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Life Style

Chi è Antonio Giuseppe Malafarina, giornalista e scrittore disabile

Published by
Gabriele Mastroleo

Cosa sapere su Antonio Giuseppe Malafarina, giornalista e scrittore disabile: chi è, la sua storia di rinascita dopo l’incidente.

(screenshot video)

La vita di Antonio Giuseppe Malafarina, giornalista del blog InVisibili del Corriere della Sera, è cambiata alla fine dell’estate del 1988. Quel giorno di settembre, infatti, un tuffo nei mari della Calabria gli costa caro. Lo trasportando in gravissime condizioni in ospedale, per i medici poche sono le speranze che arrivi a sera, ma lui sopravvive. Resta tetraplegico ed esce dall’ospedale dopo 15 mesi.

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Di questi, tre li ha passati all’estero, in Francia, per subire un intervento importante. Ma da quel dramma ha saputo ricavarne un esempio di positività e oggi la sua disabilità la vive nella quotidianità della vita da giornalista e scrittore, quale è diventato. Collaboratore di Periodici San Paolo, è divenuto esperto di tematiche che lo hanno visto coinvolto in prima persona, ma senza mai arrendersi all’evidenza.

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Cosa sapere su Antonio Giuseppe Malafarina

Autore di “Poesia” e presidente onorario della fondazione Mantovani Castorina, ha dato un grande contributo al dibattito sulla disabilità nel nostro Paese. Quella di Antonio Giuseppe Malafarina è dunque la storia eccezionale di un uomo normale, che non si è fatto travolgere dal dramma. Ma che lo ha affrontato con il coraggio necessario e che ora racconta: “Mi piacciono un sacco di cose, soprattutto il bello, la ragione, Dio”.

In un’intervista di qualche tempo fa, lo scrittore e giornalista disabile ha spiegato quanto importante sia la tecnologia nella sua quotidianità. “Sono stato fra i primi in Italia a respirare con uno stimolatore diaframmatico nel 1989 e ad utilizzare i sistemi di riconoscimento vocale nel 1992 per usare il computer”, ha infatti sottolineato. Ricorda anche di come non sia stato semplice nei primi anni: oggi c’è un riconoscimento della disabilità che ne garantisce i diritti, a questo ha sicuramente contribuito anche il mondo dello sport paralimpico, ma tra anni Ottanta e Novanta si trattava di argomenti non “accettati”.

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