Elisabetta Lachina: i genitori morti nella strage di Ustica, il suo ricordo

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La strage di Ustica nella testimonianza di Elisabetta Lachina. Ricordare per non dimenticare. 27 giugno 1980.

Screenshot Strage di Ustica

27 giugno 1980, ore 20:59 di quarantuno anni fa. L’ aereo Douglas DC-9 della compagnia Itavia precipitava a poca distanza dall’isola di Ustica. Era da poco partito da Bologna e con destinazione Palermo. L’unica certezza di quella tragedia è il numero delle vittime: 81. Passeggeri e membri dell’equipaggio trovarono la morte in quello che da lì a poco si sarebbe trasformato in uno dei più grandi misteri dell’Italia.

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Quarantuno anni non sono bastati per dare risposte alle famiglie delle 81 vittime. Quarantuno anni non sono bastati per comprendere come sono andate realmente le cose. Quarantuno anni non sono bastati per fornire la verità alle famiglie delle 81 vittime. Tra loro vi erano anche Giulia e Giuseppe Lachina, i genitori di Elisabetta che, in occasione dell’anniversario della strage, ha voluto ricordare quei drammatici momenti.

Elisabetta ricorda l’ultima telefonata dei genitori. Raccontarono come fossero in lista d’attesa e non sapevano ancora se poi quell’aereo l’avrebbero preso davvero. Il papà sperava tanto di riuscire a partire. Poi la telefonata della zia di Elisabetta che aveva sentito della strage al telegiornale. L’incredulità e l’impossibilità di accettare che i propri genitori viaggiano su quell’aereo.

Le parole di Elisabetta Lachina

” Eravamo confusi, eravamo dei ragazzini. I primi giorni abbiamo cercato di sopravvivere a quello che ci era piombato addosso, qualcosa di troppo grande. In quello smarrimento abbiamo aspettato le ricerche, e lì è iniziata la confusione. Aspettandole sono passati giorni, mesi anni “. Giorni, mesi, anni. Le indagini sono partite, per poi bloccarsi, ripartire e bloccarsi di nuovo. Centinaia di pagine piene di rilievi tecnici, fotografie, ipotesi più o meno veritiere, tentativi di depistamento, hanno tramutato una tragedia aerea in un mistero senza soluzione.

“Ho dovuto raccontare a mia figlia di cinque anni come erano morti i suoi nonni. Inconsciamente abbiamo trasmesso ai nostri figli un trauma derivante dall’attesa della verità. Una cosa che non mi perdonerò mai”. Elisabetta si è resa perfettamente conto di quanto sia difficile raccontare una strage, soprattutto quando chi ascolta non sa di cosa si stia parlando. Non ne ha la minima idea.

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“Non è semplice, l’ho fatto nelle scuole, ho raccontato cosa vuol dire appartenere alla strage. Molti ragazzi non sapevano nemmeno cosa fosse. La memoria è importante”. La strage di Ustica compie quarantuno anni. La memoria è tutto, soprattutto quando ci sono da onorare 81 vittime che sono morte e che dopo oltre quarant’anni non sono ancora riuscite a sapere come e perché.