Covid, è allarme in Europa per le varianti Delta, Alfa e Beta

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E’ allarme in Europa non solo per la variante Delta del Covid ma anche per quelle Alfa e Beta che sono più facilmente trasmissibili

Sempre in flessione la curva epidemica in Italia: i nuovi casi di positività al Covid nelle ultime 24 ore sono 495, il dato più basso dal 18 agosto 2020, contro gli 881 del giorno precedente, ma su 81.752 tamponi processati, 69 mila in meno rispetto alla precedente rilevazione, con un tasso di positività  che resta invariato allo 0.6%. I decessi sono 21, contro i 17 dell’altro ieri, per un computo totale di 127.291 vittime.  Ancora in discesa i ricoveri: nelle terapie intensive sono 4 in meno, con appena 9 accessi giornalieri, mentre quelli ordinari sono 54 in meno.

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Tuttavia, citando Karl Marx, uno spettro si aggira per l’Europa; no, non è quello del comunismo bensì quello delle varianti, con quella Delta, ex indiana, che nel Regno Unito è responsabile della nuova impennata dei casi di positività al Covid, ben 76 mila nell’ultima settimana. Anche a Lisbona, capitale del Portogallo, più della metà dei nuovi casi è addebitabile alla variante Delta: secondo i dati dell’Istituto sanitario lusitano, la Delta rappresenta il 60% dei nuovi casi a Lisbona mentre nel nord del Paese la variante dominante è quella Alfa. In pratica, i dati epidemiologici sono ritornati ai livelli di febbraio scorso quando il Portogallo era in lockdown, con tale boom che arriva a un mese dalla riapertura ai turisti provenienti dall’Unione europea e dal Regno Unito. Ciononostante, secondo uno studio del servizio sanitario nazionale britannico, l‘efficacia media dei vaccini si conferma al 75%; in pratica, anche solo dopo una dose dei vaccini Pfizer e AstraZeneca si evita la maggior parte dei ricoveri anche per la variante Delta.

Covid, è allarme in Europa per le varianti: Alfa e Beta sono più facilmente trasmissibili

Come se tutto ciò non fosse sufficiente, a destare preoccupazione anche le varianti Alfa e Beta in quanto si trasmettono con più facilità pur avendo una bassa carica virale, cioè poche copie del materiale genetico virale isolabili in un millimetro di campione biologico prelevato con il tampone.

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“Sebbene le due varianti siano associate a una trasmissione più elevata, i pazienti nei quali sono state rilevate non mostrano prove di cariche virali più elevate nelle vie respiratorie superiori rispetto al gruppo di controllo”, hanno reso noto i ricercatori. “Il motivo per cui queste varianti mostrano una maggiore trasmissibilità non è ancora chiaro. Le persone colpite dalle varianti Alfa e Beta hanno meno probabilità di essere asintomatiche rispetto al gruppo di controllo e, sebbene non abbiano un rischio maggiore né di morte né di ricovero in terapia intensiva, hanno maggiori probabilità di essere ricoverate in ospedale“, ha precisato Adannaya Amadi, coordinatrice della ricerca che ha presentato i suddetti risultati in apertura del Congresso Mondiale di Microbiologia, in programma fino al 24 giugno.