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Cronaca

La Francia concede l’asilo all’attivista tunisina Rania Amdouni

Published by
Martina Di Cesare

All’attivista femminista Rania Amdouni è stato concesso l’asilo sotto gli auspici di una delle associazioni che si occupano dei diritti delle minoranze in Francia.

(Facebook)

La giovane attivista tunisina ha lasciato ieri sera la Tunisia alla volta di Parigi dove è stata accolta calorosamente e da dove continuerà senza dubbi le battaglie per i diritti delle minoranze, specie quelli della comunità LGBTQ+.

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Chi è Rania Amdouni

Tunisina, 26 anni, queer ed attivista per i diritti della comunità LGBTQ+, in Italia il suo nome dirà poco o niente. In realtà, però, Rania Amdouni è una delle attiviste più conosciute al mondo, specie in quello arabo. Figura di spicco di tutte le manifestazioni che si sono svolte dall’inizio dell’anno in Tunisia, Rania è stata per mesi al centro anche di pesanti polemiche e veri e propri linciaggi mediatici.

Il 27 febbraio 2021, la giovane è stata condannata a sei mesi di prigione con reclusione immediata per indecenza pubblica e oltraggio a pubblico ufficiale. È stata arrestata alla stazione di polizia proprio mentre si stava dirigendo lì per presentare una denuncia per molestie da parte di alcuni agenti della polizia.

E sì, perché Rania, così colorata e stravagante nel look, dalla lingua pungente e senza paura, e così fiera di rivendicare il suo (non) genere, è una di quelle cittadine considerata di seconda classe, colpevole di non obbedire al patriarcato etero normativo, né tantomeno di sottostare all’articolo 230 del codice penale tunisino che punisce l’omosessualità con un massimo di tre anni di prigione.

Proprio per questo, Rania Amdouni, anche quando era in carcere, è stata per mesi vittima di molestie incessanti, di violenze indicibili, di minacce di morte e di stupro, di caricature sul suo fisico, di diffusione dei suoi dati personali, di insulti omofobi da parte di utenti di Internet, agenti di polizia, politici islamisti, salafiti e di estrema destra, fino all’imprigionamento.

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Rania è stata liberata poi il 17 marzo. La magistratura tunisina l’ha condannata in appello ma il giudice ha ridotto la pena ad una multa di 200 dinari (circa 60 euro). Ora, la sua nuova vita comincerà in Francia, dove continuerà a portare avanti la voce delle minoranze, soprattutto della comunità LGBTQ+.

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