Nei giorni scorsi è emerso che nel 2005 il principe Carlo fu interrogato dalla polizia per far luce sulla teoria del complotto relativa all’incidente mortale di Lady Diana. La principessa qualche anno prima di perdere la vita aveva lasciato al suo maggiordomo un misterioso biglietto.
“Mio marito sta pianificando un guasto ai freni della mia automobile per causarmi un trauma cranico”. Sono queste le inquietanti parole scritte nel 1995 da Diana Spencer, meglio conosciuta come Lady Diana, in un biglietto destinato al suo maggiordomo Paul Burrel. Il messaggio fu poi reso pubblico solo nel 2003, sei anni dopo l’incidente automobilistico mortale della Principessa del Galles, che perse la vita all’età di 36 anni a causa del violento schianto contro un pilastro della galleria del Pont de l’Alma a Parigi.
Quel biglietto segreto, rileggendolo dopo la morte di Lady Diana, sembra essere un terribile presagio. È per questo motivo che la polizia inglese, nell’ambito di un’indagine sul presunto complotto per uccidere la principessa, decise di sentire il principe Carlo, suo ex marito, in qualità di testimone. L’interrogatorio si è tenuto nel 2005 in assoluta segretezza, previo accordo tra inquirenti e casa reale. A rivelarlo è stato l’ex capo di Scotland Yard, John Stevens, come riferito dal Daily Mail.
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La paura di Lady Diana emersa dal biglietto lasciato al maggiordomo era quella che il principe Carlo volesse architettare un incidente per poter sposare non Camilla Parker Bowles, la donna con cui la tradiva e con la quale è poi convolato a nozze nel 2005, ma la baby sitter di William e Harry, Tiggy Legge-Bourke. Nel tragico incidente di Parigi, insieme alla Principessa del Galles, morì anche il suo compagno egiziano Dodi Al-Fayed, con lei a bordo dell’automobile. Secondo il padre dell’uomo, il magnate Mohamed Al-Fayed, l’incidente era stato organizzato dalla stessa Corona poiché non approvava la relazione.
Come spiegato dall’ex capo di Scotland Yard John Stevens, il principe Carlo fu interrogato su sua stessa iniziativa e si dimostrò “incredibilmente collaborativo perché non aveva niente da nascondere”. Il primogenito della regina Elisabetta II e di Filippo di Edimburgo spiegò agli inquirenti di non essere a conoscenza di quella lettera prima della pubblicazione sui media, e che non aveva la minima idea del motivo che aveva spinto Lady Diana a scriverla.
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Non emergendo alcuna prova a sostegno della teoria del complotto, la polizia concluse che quel biglietto destinato al maggiordomo Paul Burrel era in realtà frutto dello stato confusionale e paranoico della principessa. La vicenda fu per questo motivo archiviata. Tuttavia ancora oggi c’è chi continua a credere che quell’incidente mortale non sia stata una tragica fatalità, ma che invece facesse parte di un diabolico piano per disfarsi di Lady Diana.
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