Covid, la variante Epsilon fa paura: le sue caratteristiche

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Non è solo la variante Delta a preoccupare le autorità scientifiche: la mutazione del Covid-19 denominata Epsilon sarebbe più pericolosa poiché maggiormente resistente agli anticorpi.

covid, le caratteristiche della variante epsilon
Credit: Hector Vivas/Getty Images

Mentre la campagna di vaccinazione anti-Covid procede spedita per l’immunizzazione della popolazione, il mondo della scienza continua a sequenziare e tenere d’occhio le mutazioni del virus. Ad oggi, secondo i dati pubblicati dalle autorità sanitarie, sono state isolate complessivamente undici varianti del coronavirus.

Tra queste non tutte destano preoccupazione: attualmente quella più diffusa in Europa, e che secondo le previsioni dovrebbe presto diventare dominante, è la Delta, che tuttavia non sembrerebbe eludere l’efficacia dei vaccini in corso di somministrazione. Discorso diverso per la variante Epsilon, che dagli Usa ha iniziato a spaventare gli scienziati. Oggi risulta ancora poco diffusa in Europa, ma potrebbe essere soltanto questione di tempo.

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Covid, le caratteristiche della variante Epsilon

La variante Epsilon, identificata in Danimarca lo scorso anno, è ormai divenuta predominante in California e con il passare dei mesi si è diffusa in oltre 40 Paesi del mondo, arrivando fino al Giappone. In Europa i casi di infezione isolati sarebbero complessivamente meno di cento, come si evince dalla banca dati Gisaid. Ad oggi in Italia avrebbero ufficialmente contratto la mutazione appena due persone.

La variante Epsilon risulta ancora sotto osservazione e rientra quindi tra le cosiddette Variants of Interest. Secondo uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Science, a spaventare è la sua proteina Spike, ossia la “chiave” molecolare che il virus utilizza per agganciarsi alle cellule umane. Essa comprenderebbe ben tre mutazioni, rendendola resistente sia agli anticorpi generati dalla vaccinazione a Rna messaggero, che a quelli sviluppati dopo l’infezione del Covid-19.

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Lo studio, condotto a Seattle dai ricercatori di Washington guidati dal biochimico Matthew McCallum, ha preso in esame il plasma di 15 persone vaccinate con Moderna, 33 persone vaccinate con Pfizer e 9 persone che avevano contratto il Sars-CoV-2. Dalle analisi è emerso che con la variante Epsilon gli anticorpi diminuiscono di 2-3,5 volte rispetto all’infezione originaria. Adesso occorrerà attendere studi più approfonditi, ma i dati preliminari hanno già messo in guardia la scienza sul possibile impatto che la mutazione potrebbe avere sul quadro epidemiologico mondiale.