Le Bestie di Satana, la verità dopo 23 anni: il movente dei delitti

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Le “Bestie di Satana” è stato un gruppo di satanisti omicidi della provincia di Varese, ma due autori pensano che non c’è niente di satanico nel movente.

Le “Bestie di Satana” è stato un gruppo composto da 8 persone che furono responsabili di quattro delitti. A scoprirne l’esistenza nel 2004 fu Andrea Volpe, proprio uno dei membri, che fece i nomi dei suoi compagni Paolo Leoni, Nicola Sapone, Pietro Guerrieri, Mario Maccione, Marco Zampollo, Eros Monterosso e Massimiliano Magni.

Il gruppo si macchiò di diversi delitti efferati, tra cui l‘omicidio di Fabio Tollis e Chiara Marino, uccisi in un bosco di Somma Lombardo, in provincia di Varese, nel 1998. In seguito indussero al suicidio, sempre nello stesso anno Andrea Bontade e l’ultimo fu di Mariangela Pezzotta nel 2004.

Al tempo si ritenne che dietro i delitti si nascondesse il satanismo e che la setta avesse agito per compiere dei rituali. Convinzioni messe in dubbio da Fabio Sanvitale e Armando Palmegiani, autori del libro “Bestie di Satana. Storie di omicidi e demoni”, che hanno ricostruito gli eventi di quegli anni. A raccontarlo è proprio Sanvitale, uno degli scrittori del volume, che ripercorre l’indagine effettuata al fine di mettere insieme i pezzi degli atti compiuti dal gruppo delle “Bestie di Satana”. Gli autori infatti prediligono il termine “gruppo”, perchè hanno notato come non aveva le caratteristiche di una setta.

Il motivo della loro rivelazione è che all’epoca dai mezzi di informazione era intrisa da molti luoghi comuni. ​Allora hanno deciso di prendere in mano gli atti processuali cercando di rimetterli insieme. Sanvitale e Palmegiani erano convinti che proprio lì c’erano le risposte alle loro domande.

Uno dei luoghi comuni che hanno riscontrato è che per molto tempo viene esaltato il ruolo del satanismo all’interno di questa storia, che però secondo gli autori non era un movente sufficiente per quei delitti. Negli anni ’70 e ’80 negli Stati Uniti “si era arrivati a vedere il satanismo un po’ dappertutto”, afferma Sanvitale, pratiche che “è arrivata anche in Italia, negli anni ’90-2000”, continua l’autore.

Nelle notte in cui fu uccisa la prima vittima secondo l’autore non ci fu nessuna ritualità e stando alle fasi lunari non era nemmeno presente la luna nera, afferma Sanvitale. I due andarono anche nel bosco di Somma Lombardo, proprio quello dove vennero ritrovati i corpi di Fabio Tollis e Chiara Marino e “non c’era alcun elemento riconducibile al satanismo”, afferma lo scrittore.

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Gli artefici del libro su “Bestie di Satana” dicono che si creò una vera e propria isteria sull’argomento, tanto che il pm dichiarò pubblicamente di avere un crocifisso in tasca durante la requisitoria finale.

Per gli omicidi di Fabio Tollis e Chiara Marino ci furono moventi diversi per ogni membro del gruppo: per qualcuno si trattò solo del desiderio di provare un’emozione nuova, di uscire dalle regole e di offendere e dissacrare, per qualcun altro della voglia di vendetta. “Per quanto riguarda il secondo e il terzo delitto invece si trattò da una parte di una vendetta e dall’altra dello spunto omicida di un tossico che voleva dei soldi”, riferisce Sanvitale.