Maria Serraino: chi è mamma-eroina, donna della ‘ndrangheta

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Maria Serraino: chi è mamma-eroina, donna della ‘ndrangheta morta nel 2017 a Milano, nella città dove divenne tristemente famosa

Screenshot Maria Serraino mamma eroina
Screenshot Maria Serraino mamma eroina

Ancora oggi quando si pensa alle grandi organizzazioni criminali come Cosa Nostra, Camorra, ‘Ndrangheta, Sacra Corona Unita, si pensa sempre che dietro vi sia un capo, un grande capo, maschio. La storia, la triste storia di queste organizzazioni malavitose ci ha spesso insegnato che non dietro, ma accanto a feroci capi e capi clan, vi erano donne che con il loro lavoro organizzavano e pianificavano il malaffare.

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Lei era una delle più conosciute e ricercate. La conoscevano tutti con il suo nome guadagnato sul campo: “Mamma eroina“, ma il suo vero nome era: Maria Serraino, classe 1931. Condannata all’ergastolo, scontò in carcere vent’anni, poi arrivarono gli arresti domiciliari per gravi motivi di salute: aveva un tumore. Ed a causa del male che l’aveva colpita è deceduta il 7 dicembre 2017 a Milano. Nella città dove era diventata tristemente famosa.

La storia di Maria Serraino

Una storia, quella di Maria Serraino, che ci riporta indietro di oltre cinquant’anni. Lei, calabrese di Cardeto, piccolo centro di 1500 anime nei pressi di Reggio Calabria, nel 1963 decise di andare “all’estero”, come amava raccontare. La sua destinazione era Milano. Maria Serraino, a soli 32 anni, era già madre di 12 figli. A Milano, quando arrivò lei, non c’era niente. La droga arrivò qualche tempo dopo ed allora Maria Serraino scese in campo.

Probabilmente se le avessero chiesto come mai è diventata mafiosa, lei o qualcuno che la conosceva molto bene, avrebbe risposto: Lei è nata mafiosa. Il raggio d’azione era molto ampio, i suoi compiti chiari, precisi e ben delineati. Nel capoluogo lombardo aveva in mano la gestione dello spaccio di eroina e hashish. Ma il suo ruolo non la vedeva protagonista solo nel perimetro milanese.

I suoi affari nel resto del mondo

La Spagna, il Nord Africa e l’America erano gli altri mondi di Maria Serraino, dove allargare ulteriormente gli interessi della famiglia. Lo aiutava in questo suo figlio Emilio. Lei teneva lontano dal suo territorio tutti gli indesiderati, voleva vedere la sua zona “pulita”. Non si muoveva foglia senza l’autorizzazione di Maria Serraino. Guai a chi si permetteva di rubare un’auto o di bruciare un locale pubblico. Le bastava una telefonata ed arrivava qualcuno che risolveva la questione. Definitivamente.

E’ stata una delle prime tre donne in Italia ad essere condannata all’ergastolo per mafia. La sentenza recitava che la sua colpa: “fu di aver guidato un’associazione criminale “che esercitava un controllo di tipo militare, realizzato mediante un sistema di vendette (…) e capace di affermare il suo dominio del territorio mediante l’eliminazione fisica dei concorrenti”.

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Ancora pochi mesi prima di morire amava ripetere con orgoglio che lei era Maria Serraino e il nome di Maria Serraino, nonostante siano passati tanti anni, ha ancora il suo peso. E’ morta con l’assoluta convinzione, comune a tutti gli appartenenti a famiglie mafiose, di aver vissuto avendo fatto del bene a tanti, familiari, amici, conoscenti. E che il mondo dovrebbe essere sempre a loro grato.