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Osmany Juantorena: lo zio è un mito dello sport di Cuba e delle Olimpiadi

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Redazione Cronaka12

Scopriamo qualche curiosità sulla stella della Pallavolo maschile Osmany Juantorena, attualmente impegnato alle Olimpiadi di Tokyo 2020: in famiglia non è l’unico ad aver preso parte ai prestigiosi Giochi.

Toru Hanai/Getty Images

Alle Olimpiadi di Rio 2016 Osmany Juantorena aveva trascinato l’Italvolley maschile, contribuendo in modo determinante a conquistare la medaglia d’argento. Adesso, ai Giochi di Tokyo 2020, l’atleta azzurro nato a Cuba è chiamato a un’altra impresa: tornare sul podio con i suoi compagni e scrivere così una nuova storica pagina per la Pallavolo italiana.

Non tutti sanno che il giocatore naturalizzato italiano è nipote di un mito dello sport cubano che è rimasto impresso anche nella storia delle Olimpiadi. Si tratta di Alberto Juantorena, velocista conosciuto con il soprannome di “El Caballo”: nell’edizione dei Giochi di Montreal del 1976 vinse l’oro sia nei 400 che negli 800 metri. Fu l’unico atleta a ottenere il doppio successo in una stessa Olimpiade.

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Osmany Juantorena: l’ascesa nella pallavolo

Vista la prestigiosa carriera dello zio, la famiglia di Osmany Juantorena ha provato a indirizzarlo verso l’atletica quando era bambino. Tuttavia, nonostante le spinte dei suoi cari, lui ha deciso di darsi alla pallavolo. Il suo debutto è arrivato all’età dei 12 anni nell’Orientes de Santiago, squadra della sua città (Santiago di Cuba). Dopo sette anni trascorsi a giocare nel Paese natìo si è poi trasferito in Russia nel 2004 per vestire la maglia del Barshkortostana Ufa.

Nel 2006 è stato però squalificato per due anni con l’accusa di aver assunto sostanze dopanti. In una recente intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport ha spiegato che in realtà era ancora giovane ed stato “incolpato senza aver fatto nulla”, ma che aveva dovuto accettare lo stesso la squalifica. È durante quel periodo di inattività che ha deciso di trasferirsi a Trento, riprendendo poi nel 2009 a giocare con il Trentino Volley.

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L’anno successivo ha giurato al comune di Aldeno ottenendo la cittadinanza italiana, che gli ha permesso di vestire la maglia della nazionale azzurra e di diventare una delle stelle dell’Italvolley. Le prime convocazioni risalgono al 2015, quando aveva già vinto a Trento due scudetti e due Champions League. Dopo l’argento a Rio 2016, si è laureato nuovamente campione d’Europa nel 2019 con la maglia della Lube, nelle Marche, con cui ha anche vinto tre campionati, nel 2017, 2019 e 2021.

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