Le Sigle TV anni Settanta e Ottanta: alcuni classici della tv italiana

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Le Sigle TV anni Settanta Ottanta sono diventate un cult di quegli anni segnando la storia del costume del nostro paese

Sigle TV anni Settanta Ottanta
Quelli della notte (screen YouTube)

Cosa resterà di questi anni Ottanta?” cantava Raf, certamente le sigle delle serie televisive, vere e proprio icone per i nostalgici. Non di meno lo sono del decennio precedente. Oggi i 40enni e 50enni ricordano con nostalgia gli anni della propria infanzia e adolescenza, come succede per tutte le epoche, mentre di conseguenza si cominciano a ricordare i anni Novanta con le cover band di quegli anni.

E i gruppi che suonano le sigle delle serie dei ’70 e ’80 non mancano. Ricordarle tutte sarebbe impossibile considerando le preferenze personali e i vari successi. Alcuni sono motivetti rimasti nella testa anche da chi in effetti non li ha mai sentiti in tv quando quegli show andavano in onda, perché troppo piccoli per ricordarli o addirittura ancora non nati, ma ricordati perché tramandati.

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Le Sigle TV anni Settanta e Ottanta, alcune sono indimenticabili

Dallas (screen YouTube)

Chi non ha mai sentito Ma che musica maestro!, brano del 1970 di Raffaella Carrà e sigla di Canzonissima che la regina della tv condusse insieme a Corrado? Dicasi lo stesso per il motivetto “Ma la notte… ma la notte, no“, della truppe di Renzo Arbore di Quelli della notte.

Tra e sigle memorabili anche Sugar Sugar di Fantastico sulle cui note ballava una giovanissima Lorella Cuccarini. Chi invece non ha mai visto per intero un’episodio di Casa Vianello comunque conosce la sigla iniziale (e finale) delle ‘avventure’ dei coniugi più amati e divertenti d’Italia.

Se negli Stati Uniti d’America Happy days è datato anni ’60 le avventure di Fonzie e della sua famiglia sono arrivate in Italia nei due successivi decenni e quella musica così movimentata è conosciuta anche da chi è nato molto dopo.

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Epoche che non passano per tanti motivi, dalla musica ai costumi che la televisione ha raccontato in ogni sue sfaccettature. La tv all’epoca era il principale mezzo di comunicazione, più dei giornali, e forse questo spiega il successo e la memoria ancora viva oggi di alcune sigle.