Papu Gomez: “Gasperini cercò di picchiarmi”, la replica del tecnico

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Il Papu Gomez attacca Gasperini e svela il vero motivo del suo addio dall’Atalanta: l’allenatore respinge le accuse

Il Papu Gomez e Gasperini
Il Papu Gomez e Gasperini (Getty Images)

Che tra il Papu Gomez e il tecnico dell’Atalanta Gianpiero Gasperini non corresse buon sangue era fatto noto ma ora stanno emergendo dei dettagli sulla vicenda e si parla addirittura di tentativi di aggressione. L’argentino in una lunga intervista a La Nacion parla del suo addio a Bergamo e alla squadra della quale era capitano.

Il caos successe in occasione della partita di Champions giocata in casa contro il Midtyjlland. L’allenatore diede una disposizione tattica, ovvero lo spostamento del calciatore da sinistra a destra, ma ci fu il rifiuto perché secondo l’argentino stava giocando bene in quella posizione.

Ha ammesso che fu un suo errore e che era consapevole che nell’intervallo sarebbe stato sostituito. Ma negli spogliatori, racconta, Gasperini tentò di aggredirlo: “Ok discutere, ma un’aggressione fisica non la posso accettare”, ha detto.

Il calciatore si scaglia anche e soprattutto contro la società e il presidente Antonio Percassi che, dice, “Non ha avuto le palle di chiedere a Gasperini di porgermi le sue scuse”. È infatti il club che l’ha deluso più di tutti perché non ha preteso da Gasperini le scuse nei suoi confronti. Il giorno dopo, invece, Gomez le scuse le pose, al mister e ai compagni.

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Lite Gomez-Gasperini: cos’ha detto l’allenatore

Getty Images

Le parole di Gomez ovviamente hanno avuto un grande eco in tutto il calcio italiano e a Bergamo e la reazione di Gasperini non si è fatta attendere. In esclusiva a Gazzetta.it l’allenatore ha respinto le accuse, sostenendo che fu lui ad aggredirlo e che offese la proprietà del club, vero motivo del suo addio.

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“I comportamenti – ha detto – e gli atteggiamenti di Gomez, in campo e fuori, erano diventati inaccettabili per l’allenatore e per i compagni“. Infine gli ha augurato che possa continuare a far parlare di sé per le prestazioni così come faceva a Bergamo.