Maria Concetta Cacciola, chi era la giovane vittima di mafia?

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Maria Concetta Cacciola ha denunciato la propria famiglia e ha intrapreso una strada tortuosa, fino alla morte

Maria Concetta Cacciola
Maria Concetta Cacciola (foto Wikimafia)

La storia di Maria Concetta Cacciola è di quelle che fa più male alle mafie perché riguarda una famiglia che ha legato il proprio nome alle organizzazioni criminali, in questo caso alla ‘ndrangheta calabrese, e che ha avuto al proprio interno un membro che si è ribellato.

Classe 1980 era figlia di Michele e nipote di Gregorio Bellocco, capo famiglia di Rosarno, il suo paese di nascita. Secondo quanto ricostruito dall’autorità giudiziaria fu picchiata sia dal fratello che dal padre, entrambi appartenenti a certi ambienti, dopo che iniziò una relazione con un altro uomo conosciuto in seguito all’arresto del marito.

La donna infatti in adolescenza conobbe Salvatore Figliuzzi che successivamente sposò ed ebbero tre figli. Quando poi fu arrestato la famiglia costrinse tutti e quattro a delle rigide regole: Maria Concetta non fu più una donna libera ma online conobbe un altro uomo. A quel punto scattò la ‘punizione’ con il pestaggio per aver disonorato la famiglia.

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Le confessioni estorte e le condanne

La decisione di cambiare totalmente vita arrivò quando al figlio più grande rubarono il motorino. Fu la goccia che fece traboccare il vaso. Maria Concetta andò dai carabinieri per denunciare il furto, ma non solo: svuotò il sacco su tante altre cose, divenne collaboratrice di giustizia e cominciò anche un’altra fase delicata della sua vita.

Da Genova a Bolzano, andò a vivere in vari posti sotto protezione delle forze dell’ordine come prevede la legge sui collaboratori. I figli vivevano con la mamma di lei ma la nostalgia fu così forte che Maria Concetta chiamò a casa.

Rivelò dove si trovava e il padre andrò a prenderla per riportarla a Rosarno ma quando capì che era in pericolo avvertì le forze dell’ordine e ritornò a Genova. Andò però di nuovo dai figli e l’8 agosto del 2011, a 31 anni, nel bagno di casa ingerì acido muriatico, togliendosi la vita.

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La famiglia denunciò che la figlia fece quelle dichiarazioni contro la famiglia solo perché furono estorte, portando a testimonianza una lettere e un’audiocassetta dove Maria Concetta dichiarava di aver denunciato tutto solo per vendicarsi del fratello e del padre. Dal processo emerse invece che ad essere estorte furono la lettera e l’audiocassetta, portando alla condanna di alcuni membri della famiglia.