Michele Silvestri era un sergente italiano: il 24 marzo 2021 è stato il nono anniversario dalla sua scomparsa. Il militare perse la vita durante un’operazione peacekeeping in Afghanistan.
Sono passati 9 anni dalla morte del sergente Michele Silvestri, rimasto ucciso in un attacco con colpi di mortaio contro la Fob (Forward Operative Base) “‘Ice”, la base italiana in Gulistan – distretto nella provincia di Farah, in Afghanistan. Lo stesso attacco che portò all’amputazione della gamba destra di Monica Contrafatto, oggi atleta alle Paralimpiadi.
Secondo quanto dichiarato dallo Stato maggiore della Difesa, l’attacco fu eseguito con colpi di mortaio alle ore 18.00 locali, in Italia le 14.00.
Michele Silvestri stava svolgendo una missione peacekeeping insieme al 21esimo Reggimento Genio Guastatori di Caserta, con il compito di contribuire alla realizzazione di opere necessarie (ad esempio strade, scuole, ponti e infrastrutture). L’attacco portò alla morte di Michele, mentre altri 5 soldati rimasero feriti, tra cui Monica Contrafatto.
Un mese prima dell’attacco era stato dato l’allarme da parte dei servizi segreti in un rapporto sullo stato della sicurezza, consegnato al Parlamento: era stata dichiarata una situazione di sicurezza “estremamente precaria” ed un “elevato livello della minaccia” per i militari italiani presenti in Afghanistan.
Michele aveva 33 anni quando perse la vita, era nato a Napoli il 17 maggio 1978 e viveva a Monte di Procida dove si era sposato con Nunzia, con un figlio di 8 anni.
Michele venne soccorso immediatamente dopo i colpi di mortaio ma per lui non ci fu niente da fare: era stato lacerato dalle schegge. Aveva cominciato da pochi giorni quella che doveva essere la sua sesta missione militare all’estero.
Il sergente si era arruolato nel 1997 e nel corso del tempo aveva partecipato ad altre missioni all’estero: la prima in Kosovo, successivamente era stato in Iraq e più volte in Afghanistan. Al militare è stata conferita la Medaglia d’oro alla Memoria.
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