Facebook, accuse da una nuova talpa: “noi stampiamo soldi”

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Ancora nuove accuse verso Facebook. Questa volta a lanciarle è una nuova talpa, una fonte anonima citata dal Washington Post che ha rilasciato scottanti rivelazioni sotto forma giurata.

Facebook CEO Mark Zuckerberg (Photo by Hannah McKay-Pool/Getty Images)

Nuove dichiarazione, dopo quelle di Frances Haugen al Congresso, scuotono l’universo Facebook. L’azienda di Mark Zuckerberg sta attraversando forse il momento più difficile dalla sua nascita: i primi campanelli di allarme erano già pervenuti alcuni anni fa, e poi, anche le successive apparizioni di Zuckerberg non hanno cancellato i dubbi sulla privacy e sulla sicurezza dell’informazione.

Adesso, nuove accuse ricadono su Facebook e provengono da una fonte interna che ha prestato una testimonianza giurata al Washington Post, sollevando altri dubbi e mettendo in discussione l’intero sistema aziendale. L’ex dipendente di Facebook, di identità ignota, ha spiegato che l’azienda penserebbe solo al guadagno, mettendo da parte la stessa sicurezza.

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La prima cosa che balza all’occhio è che, la fonte del Washington Post, così come Haugen, ha lanciato accuse anche nei confronti della Securities and Exchange Commission, la commissione federale di sorveglianza della borsa valori. Come spiega il Washington Post la fonte lavorava nel team di Integrity di Facebook.

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Nell’accusare l’azienda, la fonte ha tirato in ballo le elezioni presidenziali americane del 2016. Il passaggio fondamentale viene spiegato dal quotidiano, quando parla della dichiarazione fatta dall’ex dipendente di Facebook che, nell’ascoltare un funzionario della comunicazione avrebbe sentito quest’ultimo dire: “Sarà un fuoco di paglia. Alcuni legislatori si incazzeranno. E poi tra qualche settimana passeranno a qualcos’altro. Nel frattempo stiamo stampando denaro nel seminterrato, e stiamo bene” il riferimento è alla gestione della spinosa questione delle elezioni nel 2017, l’inizio di un lungo periodo di crisi per l’azienda di Zuckerberg.

La fonte ha poi denunciato le politiche di Facebook sull’informazione e il fatto che Facebook non sappia gestire e combattere le attività illegali, spesso legata ai gruppi sul social. Anche il New York Times ha spiegato in tal senso che Facebook non ha fatto abbastanza per combattere fake news e comportamenti offensivi e discriminatori, anche dopo le segnalazioni degli stessi dipendenti dell’azienda – un comportamento negligente che gente ancora una volta dubbi sulla trasparenza da parte del social.