Sheriff – Inter a Tiraspol: capitale della Transnistria, lo Stato che non c’è

Inedita sfida di Champions League tra Sheriff – Inter a Tiraspol: capitale della Transnistria, lo Stato che non c’è, dove si trova.

Nella serata di oggi, 3 novembre, l’Inter di Simone Inzaghi si gioca una fetta di qualificazione al secondo turno della Champions League in una sfida inedita. Difatti, avrà di fronte lo Sheriff, squadra campione di Moldavia, che gioca a Tiraspol, capitale della Transnistria, lo Stato che non c’è.

Cimeli del comunismo in Transnistria

All’andata due settimane fa a San Siro, i nerazzurri si imposero con il punteggio di tre a uno, ma che avrebbe potuto essere anche più rotondo. Ora per la prima volta giocato in trasferta nella città dell’Est Europa al confine con il continente asiatico. La capitale della Transnistria ha oltre 130mila abitanti, ma proviamo a scoprirne di più.

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Detta anche Repubblica Moldava di Pridniestrov o Pridnestrovie, la Transnistria è uno Stato indipendente de facto, non riconosciuto dai Paesi membri dell’ONU, e inglobato nella Moldavia. Ha una propria bandiera, con tanto di falce e martello, memori dei tempi che furono dell’ex Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, e un proprio governo.

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Cosa sappiamo della Transnistria, lo Stato dello Sheriff Tiraspol

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, il noto scrittore russo Nicolai Lilin, che ha conosciuto grande fortuna in tutto il mondo e in particolare in Italia, grazie al suo best seller ‘L’educazione siberiana’, proprio da quella regione dell’ex Urss proviene e parla della squadra impegnata in Champions League come di “un progetto politico per farci conoscere”.

Ha quindi aggiunto che “l’Inter trova un paese aperto, si vive in pace ma dietro le quinte dilaga il malaffare”, dove affianco al calcio si respira ancora aria di socialismo reale e forte è il ruolo dei servizi segreti, così come dei trafficanti di armi. Anche Anton Polyakov, fotografo di fama, ha raccontato Tiraspol e la Transnistria, della quale è originario, in alcune interviste.

Ha spiegato in particolare: “La Transnistria è un paese molto giovane che, secondo me, non ha ancora stabilito i propri valori culturali o nazionali – è un mix di moldavo, ucraino, russo e sovietico, quindi è difficile dire cosa si prova ad essere un Transnistriano”. Il governo del Paese, pur stimolando il multiculturalismo, punterebbe ancora “sull’approvazione del patriottismo e dell’amore verso la Russia”.

Perché la Transnistria vuole l’indipendenza dalla Moldavia

Polyakov ha precisato le ragioni dell’indipendenza, che a quanto pare anche egli sostiene: “La Transnistria è un territorio prevalentemente di lingua russa dal XVIII secolo, mentre l’unica lingua ufficiale in Moldova, alla quale appartiene ancora de jure la regione, è il rumeno”. Nel Paese, dunque, le persone si sono sempre sentite più russe che moldave.

“Molte persone parlano ancora moldavo o ucraino nelle campagne, ma la principale comunicazione interetnica avviene in russo”, rileva il fotografo, che spiega come la popolazione della Transnistria non voleva lasciare l’URSS quando nel 1990 la Moldavia si rese indipendente.

Poi, quando l’Unione Sovietica è crollata nel 1991, la Transnistria ha cercato la sua sovranità e ha persino iniziato un conflitto aperto con la Moldova nel 1992. La guerra non si è intensificata solo grazie all’intervento delle truppe russe. Russia che peraltro non ha mai fatto mancare al piccolo Stato che non c’è il proprio appoggio e sostegno finanziario.