Covid, le regioni che rischiano di entrare in zona gialla

Covid, ieri la Calabria come il Friuli e la Provincia Autonoma di Bolzano ha lasciato la fascia bianca: chi può avere lo stesso percorso

Peggiora la situazoje pandemica in Italia con alcune regioni che sono entrate in zone gialla, fascia dove ci sono maggiori restrizioni soprattutto per i non vaccinati.

Covid zona gialla
Getty Images

Lunedì 20 dicembre altri territorio potrebbero avere lo stesso destino e seguire il Friuli, la Provincia di Bolzano e la Calabria nella zona gialla, secondo Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali.

Ricordiamo che il passaggio dalla zona bianca a quella gialla avviene considerando tre parametri: l’incidenza settimanale di nuovi positivi deve superare i 50 casi ogni 100mila abitanti; il dato viene sottoposto a controllo tre settimane di fila. Il secondo paramentro è il tasso di occupazione in area medica che non deve andare oltre il 15% e infine il tasso di occupazione in terapia intensiva il cui limite mattimo è il 10%.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE >>> Variante Omicron: in Sudafrica “aumento dei contagi esponenziale”

Covid e zona gialla, rischiano anche le Marche

Una delle candidate a passare nella fascia con maggiori restrizioni è il Veneto. “Penso che il bollettino di venerdì sarà da zona gialla”, ha detto il presidente della giunta regionale Luca Zaia. Il tasso di occupazione delle terapie intensive è al 13%.

Tampone Covid
(screenshot video)

È al 12% il tasso di occupazione delle terapie intensive in Liguria e al 18% in area medica mentre la Lombardia registra il 9% al primo dato e il 14% nei reparti ospedalieri.

Possibilità di cambio di fascia anche per le Marche. Le terapie intensive sono al 14% mentre resta al di sotto dei parametri l’occupazione in area medica al 13%.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE >>> Versilia: l’addio ad Antonella Drago, infermiera deceduta a 40 anni

Il tasso di occupazione delle terapie intensive è al 12% nel Lazio, dunque oltre al soglia del 10% ma resta entro il limite del 15% quello dei reparti ospedalieri, fermo al 13%.