Variante Omicron: in Sudafrica “aumento dei contagi esponenziale”

In Sudafrica scatta l’allarme sulla variante Omicron, dove “l’Aumento esponenziale è preoccupante”. Crescono infatti a dismisura nei paesi interessati i casi riconducibili alla variante.

(Photo by Mario Tama/Getty Images)

La variante Omicron continua a suscitare grande preoccupazione in Sudafrica. Il primo paese ad aver registrato i casi della nuova variante. Come spiega l’agenzia di stampa Adnkronos, la situazione attuale viene illustrata dalla professoressa Michelle Groome, del National Institute for Communicable Diseases (NICD) che ha spiegato come il contagio da variante Omicron ha subito una rapida accelerazione nelle ultime 2 settimane.

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Dai 300 contagi si è passato a 1.000 e nelle ultime ore anche a 3.500. Nella giornata di ieri il Sudafrica ha toccato il numero 8.561 nuovi contagi. Secondo il National Institute for Communicable Diseases, il 74% dei campioni studiati riportano alla variante Omicron, rilevata poco meno di un mese fa su un paziente.

Adesso tutti gli sforzi si concentrano sugli studi per rilevare se i vaccini siano efficaci anche contro la variante Omicron. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha spiegato, come riporta AdnKronos che i dati sulla capacità sul contagio della nuova variante saranno “disponibili nei prossimi giorni”.

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Il dubbio rimane sul quesito se i vaccini siano in grado o meno di bloccare la nuova variante. Al momento però non è in dubbio che questi proteggano dalla morte e dalla malattia grave.

Intanto l’Aifa ha autorizzato la vaccinazione per i bimbi dai 5 agli 11 anni. La vaccinazione su questa fascia d’età verrà effettuata con una dose ridotta ad un terzo del siero Pfizer. Le dosi inoculate saranno comunque due, a una distanza di tre settimane l’un dall’altra.

Il Comitato Tecnico Scientifico dell’Agenzia italiana del farmaco ha spiegato che “sebbene l’infezione da SARS-CoV-2 sia sicuramente più benigna nei bambini, in alcuni casi essa può essere associata a conseguenze gravi, come il rischio di sviluppare la sindrome infiammatoria multisistemica (MIS-c), che può richiedere anche il ricovero in terapia intensiva”