Matteo Vinci ucciso da un’autobomba: due ergastoli per la sua morte

Matteo Vinci è rimasto vittima di un’attentato nel 2018: c’è anche una condanna a dieci anni per tentato omicidio nei confronti del padre

Carcere a vita. È la sentenza di primo grado per la morte di Matteo Vinci, il biologo di 42 anni ucciso a Limbadi in provincia di Catanzaro con un’autobomba il 9 aprile 2018.

Francesco Vinci
L’attentato che ha ucciso Francesco Vinci (foto Facebook)

La Corte d’Assise di Catanzaro ha escluso l’aggravante mafiosa ma ha riconoscuto le responsabilità di tre imputati e ha deciso per la pena pesantissima dopo oltre tre anni dai fatti.

Ergastolo per Rosaria Mancuso e il genero Vito Barbara. Domenico Di Grillo, marito della Mancuso, condannato a dieci anni per la tentato omicidio di Francesco Vinci, il padre di Matteo.

La strada per completare l’iter giudiziario e per arrivare a una sentenza definitiva è lunga ma quanto stabilito dalla Corte di Assisi è certamente un risultato che piace alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, guidata dal procuratore Nicola Gratteri.

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Matteo Vinci, perché fu ucciso

Gli inquirenti hanno ricostruito che la ‘colpa’ dei Vinci era quella di non aver voluto cedere dei terreni confinanti con i Grillo-Mancuso, parenti con uomini della cosca di Limbadi. Matteo Vinci, suo padre Francesco e la madre Rosaria Scarpulla non vollero chinarsi all’arroganza del potere illegittimo. I Mancuso furono arrestati nell’estate del 2018 nell’operazione delle forze dell’ordine denominata Demetra.

Matteo Vinci (foto Facebook)

Fondamentali sono state le intercettazioni telefoniche di Vito Barbara e Sabatino Di Grillo, il figlio di Rosaria Mancuso che in carcere ad Asti ha un colloquio con la moglie e la donna fa riferimento all’attentato.

Il padre, Domenico Di Grillo, è stato condannato è dieci anni per tentato omicidio a seguito del duro pestaggio ai danni di Francesco Vinci (nell’intercettazione si rammaricava che fosse sopravvissuto dall’attentato) che nel 2017 aveva mandato l’uomo in rianimazione.

Nel 2014, c’era stato un altro pestaggio che ha portato alla condanna a 3 anni e sei mesi di Lucia Di Grillo, figlia di Rosaria Mancuso e moglie di Vito Barbara (i due ergastolani nell’ultima sentenza). Con agli altri familiari è accusata di lesioni personali nei confronti di Francesco Vinci e sua moglie Rosaria Scarpulla.

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Quest’ultima, madre della vittima, ha commentato: “Spero che il sangue di Matteo non sia stato sparso invano. Anche una sola persona, una sola vita, che si salva dalle grinfie della ‘ndrangheta è già una vittoria“.