Gianmarco Pozzi, i racconti a Le Iene su debiti e giro di droga

Gianmarco Pozzi, nel servizio delle Iene in onda su Italia1 sono saltati fuori due racconti esclusivi che hanno aperto degli scenari sul giro di droga che c’era tra l’isola e Roma. Ci sono anche presunti debiti accumulati da Vincenzo Pesce, il proprietario della discoteca dove lavorava il kickboxer romano.

 

Nell’inchiesta di Giulio Golia e Francesca di Stefano si parlerà dei misteri che circolano intorno al caso del pugile romano ritrovato senza vita nelle intercapedini di un muro contenitivo tra un campo e un’abitazione.

Gianmarco Pozzi, emergono tre nuove testimonianze da Vincenzo Pesce e altri due ragazzi (Screenshot)
Gianmarco Pozzi, emergono tre nuove testimonianze da Vincenzo Pesce e altri due ragazzi (Screenshot)

Nel primo servizio dell’inchiesta si è parlato della famiglia, la quale ha avviato delle indagini in privato, non credendo alla versione della caduta accidentale, causata dall’intossicazione per cocaina.

I suoi genitori sono fermamente convinti che si tratti di omicidio, si parlerà anche dei personaggi chiave nel secondo servizio, i quali potrebbero essere coinvolti nel mondo dello spaccio di droga.

Il compagno di stanza e amico di sempre Alessio e Vincenzo di Pesce, il gestore del locale, hanno parlato di alcune ipotesi che potrebbero collegare l’omicidio del kickboxer agli ambienti di spaccio.

Il gestore del locale avrebbe accumulato una cifra folle in Slovenia, dopo aver perso ingenti somme di denaro al gioco.

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Gianmarco Pozzi, dietro il suo omicidio si celano i debiti di gioco accumulati dal gestore della discoteca dove lavorava

Sembra che per riuscire a recuperare i soldi persi, il gestore avrebbe cominciato a spacciare dopo i precedenti con il gioco, cercando di spacciare, il gestore ha accumulato un ennesimo debito, ma pian piano avrebbe restituito il debito, sembra che al momento della morte del kickboxer il gestore non è riuscito a restituirli tutti.

Un’altra persona che ha preferito rimanere anonima, ha dichiarato di aver lavorato come corriere con i fornitori importanti per Vincenzo Pesce, il quale riforniva tutti i piccoli spacciatori dell’isola.

I debiti ammontavano a 25.000 euro, la sorella del kickboxer è fermamente convinta che l’omicidio del fratello possa essere inteso come avvertimento contro il debitore Vincenzo Pesce.

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Un altro ragazzo ha voluto rimanere anonimo, ha dichiarato di aver lavorato come corriere per Vincenzo Pesce, quest’ultimo non l’ha pagato, invece è stato avvicinato da quattro addetti alla sicurezza romeni nel locale di Pesce per poi essere intimidito.

Il ragazzo pensa che sia potuta accadere una situazione simile al kickboxer, il quale dopo aver chiesto il pagamento di un conto da parte di Pesce, potrebbe aver perso la vita dopo esser stato aggredito da terze persone che hanno voluto “fargliela pagare”.