Djokovic, Australian Open: resta ancora aperta la questione del campione serbo: nuovo stop dalla autorità del paese
Quello di Djokovic è ormai un caso internazionale che sarà ricordato nella storia dello sport, anche se non si tratta di gesti atletici.
Il ministero dell’Immigrazione australiano ha annullato per la seconda volta il visto del tennista serbo, arrivato nel paese per partecipare agli Australian Open con in tasca un’esenzione dalla vaccinazione anti-Covid ma le autorità l’hanno cnsiderata non valida.
La Bbc riportando la notizia spiega anche che potrebbe presentare ricorso per restare in Australia ma nel caso in cui il tribunale gli desse torno, rischierebbe di non poter più mettere piede nel paese per tre anni.
In una nota il ministro dell’Immigrazionen Alex Hawke ha spiegato i motivi della decisione che riguardano la “salute e l’ordine”, facendo appello a una questione di interesse pubblico.
L’Immigration Act, infatti, prevede l’espulsione di chiuque metta a rischio l’incolumità della comunità australiana. La decisione, continua Hawke, è stata presa tenendo in considerazione le informazioni che gli sono state fornite dal Ministro dell’Interno, dalla polizia di frontiera e dallo stesso Djokovic.
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La vicenda si apre ufficialmente il 6 gennaio quando a Djokovic viene negato il permesso di scendere dall’aereo per partecipare al torneo a causa dell’esenzione della vaccinazione. Resta in hotel per quattro notti.
L’11 gennaio Djokovic depone in tribunale e dice di non essere vaccinato. Il giudice del del circuito federale Anthony Kelly ripristina il visto sostenendo che all’atleta non è stato concesso abbastanza tempo per parlare con i suoi avvocati.
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È poi emerso che a metà dicembre era positivo al Covid e che nei giorni successivi aveva partecipato a eventi pubblici. Il 13 gennaio viene inserito nel tabellone del torneo, poi nelle ultime ore il nuovo stop.
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