Corsa all’idrogeno: i big del petrolio si sfidano

La corsa all’idrogeno è iniziata e nelle prime posizioni sembrano esserci i big del petrolio, paesi che si sfidano a colpi di innovazione con progetti avveniristici.

(Photo by DIRK WAEM/BELGA MAG/AFP via Getty Images)

Paesi come l’Arabia Saudita e gli Emirati arabi uniti stanno lavorando su progetti ecologici di altissimo potenziale, con tecnologie avanzate. E pensare che gli Emirati arabi sono il terzo paese produttore più importante di greggio all’interno dell’Opec (Organization of the Petroleum Exporting Countries). Tra i paesi impegnati nella corsa all’idrogeno figura anche la Norvegia, secondo fornitore di gas dell’Europa e la Russia, anche se, Mosca sta muovendo i primi passi forse con un attimo di ritardo comparando l’avanzamento dei progetti degli altri paesi concorrenti: Cile, Canada e Australia non stanno a guardare e la loro corsa prosegue spedita.

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Big del petrolio e dell’esportazione di gas pronti a salire sul carro del vincitore, dove l’Europa parte svantaggiata ma con grandi opportunità di ripresa grazie ai piani dell’Ue. L’Italia ha del potenziale ma il treno passa veloce.

Il Canada punta sull’esportazione di Idrogeno

Oslo punta sulle pale eoliche offshore, con giacimenti dismessi a fungere da “magazzini” per lo stoccaggio. A Ottawa, in Canada, pochi giorni fa è stata inaugurata la più grande struttura di idrogeno verde presente nel mondo: si tratta di un elettrolizzatore da 20 MW con tecnologia Pem che va ad attingerne dalle risorse idroelettriche presenti in Québec. Sembra paradossale ma il fatto che si punti sulle energie rinnovabili in modo così netto è un passo comunque verso l’esportazione di energia all’interno dei paesi europei.

Corsa all’idrogeno: il piano dell’UE

L’Unione europea spera di immettere 500 miliardi di investimenti a favore dello sviluppo green in Europa. La produzione e lo smistamento di idrogeno fino al 2030 avrà comunque dei costi più alti rispetto alle importazioni. A detta dell‘Istitute for enrgy Econimics and Financial Analysis ci sarà “un’incredibile carenza di offerta” per l’idrogeno verde: la domanda, secondo le stime dovrebbe raggiungere nel 2030 8,7 milioni di tonnellate, 3 in più per differenza a fronte della produzione. L’Unione europea non chiude infatti alle importazioni, perlomeno in una prima fase. La Germania, per fare un esempio, ha già stipulato una certa “reciprocità” con l‘Australia e il Marocco per l’opportunità dettata dalla presenza costante del sole.

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La difficoltà dell’Europa sta proprio nel riuscire a definirsi e creare una propria dipendenza energetica, senza ricorrere all’esportazione di risorse dagli altri paesi. La produzione dell’idrogeno è una procedura costosa ma la tecnologia è a disposizione di tutti. Una questione di fondi quindi, puramente legata agli alti investimenti.

Idrogeno Blu e Idrogeno verde

L’Ue punta sull’idrogeno verde che viene prodotto tramite l’utilizzo di energie rinnovabili e acqua. Altro discorso invece per chi punta all’idrogeno blu, che è un derivato del gas con il sequestro della Co2: paesi che partono da qui e hanno già delle strutture moderne nell’industria petrolifera non partono da zero, un vantaggio quindi per quei paesi che provengono da estrazioni di petrolio ma che hanno investito nella conversione.

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I paesi che dispongono di grandi risorse minerarie hanno quindi già due punti di vantaggio nella produzione di idrogeno. Una transizione al green facilitata, come nel caso di Australia e Cile, quest’ultimo paese ha la più alta percentuale di irradiazione del sole, risorsa che ha permesso allo Stato dell’America latina di diventare uno dei più grandi paesi nella produzione del litio.

I paesi che possono tenere il passo sono proprio quelli del Golfo del Persico. L’Arabia Saudita sfruttando l’energia solare e le nuove tecnologie ha messo un piede già sul podio del green e la decarbonizzazione è l’obiettivo. Basti pensare che l’Arabia Saudita è stato il primo paese a esportare “Ammoniaca blu”, un composto per il trasporto dell’idrogeno che potrebbe riscrivere la storia delle esportazioni, in collaborazione con Mitsubishi. Alle rive del Mar Rosso puntano a produrre 1,2 milioni di tonnellate di ammoniaca super green ogni anno, con tecnologie provenienti dalle case tedesche e danesi.

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Gli Emirati arabi invece, pur estraendo in modo massiccio il petrolio puntano all’idrogeno, vedasi gli accordi stretti con Eni, anche sul piano del sequestro di Co2. Tutti vogliono salire sul podio carro dell’idrogeno: un’opportunità dettata dal secolo e dalla necessità di puntare sulla filiera sostenibile, ma a fare la differenza saranno gli investimenti, le capacità produttive e le risorse naturali di ogni paese. L’Ue non resta a guardare ma prova ad accelerare per annullare il gap: la sfida è immensa ma l’unità e un processo coeso potrebbero rivoluzionare il modo di produrre energia.

 

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