Usa: il primo bombardamento dell’era Biden

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Gli Usa hanno bombardato una struttura che riporta ad una milizia filo iraniana in Siria, dopo che quest’ultimi avevano attaccato le forze americane in Iraq con tre diversi attacchi missilistici: l’attacco da parte degli Usa è il primo sotto l’amministrazione Biden.

WASHINGTON, DC – FEBRUARY 10: President Joe Biden speaks as Secretary of Defense Lloyd Austin, left, and Vice President Kamala Harris accompany him at the Pentagon February 10, 2021 in Washington, DC. Biden and Harris made their first trip to the Pentagon to deliver remarks and meet the nation’s first Black Secretary of Defense Lloyd Austin. (Photo by Alex Brandon – Pool/Getty Images)

Dal Pentagono hanno dichiarato, per via del portavoce John Kirby che l’attacco “manda un messaggio inequivocabile: il presidente Joe Biden agirà per proteggere il personale americano e della coalizione”. L’attacco è avvenuto dopo che i miliziani filo-iraniani avevano perpetrato degli attacchi nei confronti dei soldati statunitensi in Iraq. Questo ha scatenato la decisione del Pentagono che ha colpito “l’avamposto” della milizia.

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Il bombardamento, come precisano dagli Stati Uniti era un tentativo di pregiudicare le capacità di attacco dei miliziani filo-iraniani. “Siamo fiduciosi sull’obiettivo che abbiamo attaccato, siamo convinti che era usato dalla stessa milizia sciita che ha condotto gli attacchi” ha ribadito ancora il portavoce Kirby. Da quel che si apprende e dai dati forniti dall’Osservatorio siriano dei diritti dell’uomo l’attacco avrebbe causato almeno 22 vittime, come precisa il direttore dell’osservatorio Rami Abdel Rahmane: “Gli attacchi hanno distrutto tre camion di munizioni in movimento dall’Iraq attraverso un’area nei pressi del valico di al-Qaim, nella provincia siriana di Deir Ezzor, ci sono molti morti. Secondo un primo bilancio sono rimasti uccisi almeno 22 combattenti appartenenti ai gruppi Kaitaib Hezbollah e Hashd al-Shaabi”. 

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Il raid non è altro che una risposta agli attacchi contro le basi americane in Iraq che vanno avanti dal 15 febbraio, come ha dichiarato lo stesso Lloyd Austin, segretario della difesa. Un chiaro segnale che il presidente Biden ha così voluto lanciare all’Iran: in futuro attacchi del genere non verranno più tollerati. L’attuazione di misure coercitive e l’uso della forza saranno gli strumenti che la nuova amministrazione utilizzerà nel caso dovessero ripetersi ancora eventi del genere e attacchi al personale statunitense.