Arresti in Sicilia: “dati dei contagi falsificati”

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Arresti in Sicilia: nell’ambito di un’inchiesta portata avanti dalla Procura e dai Carabinieri di Trapani e il Nas di Palermo, sono stati effettuati tre arresti ed è stato consegnato un avviso di garanzia all’assessore Razza. 7 in tutto gli indagati.

(Photo by Antonio Masiello/Getty Images

Le intercettazioni hanno provato le operazioni di falsificazione da parte dei soggetti imputati. L’inchiesta è stata condotta dalla Procura di Trapani e dai Carabinieri con il Nas di Palermo, e le intercettazioni coprono l’arco temporale da novembre a marzo 2021, con un ultimo episodio riconducibile al 19 marzo. Secondo gli inquirenti alcuni funzionari del Dipartimento Regionale per le Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico (Dasoe) e dell’Assessorato della Salute della Regione Siciliana avrebbero “manomesso” i dati sulla pandemia, alterando sia il numero dei positivi e dei tamponi, sia, in altri casi, quello dei morti.

L’arresto è scattato per la dirigente generale del Dasoe Maria Letizia Di Liberti, per il funzionario regionale Salvatore Cusimano, e per un altro dipendente, Emilio Madonia, facente parte di una società per la gestione informatica dei dati dell’assessorato. Gravi le accuse anche per l’assessore regionale alla Sanità della Regione Sicilia Ruggero Razza a cui è stato notificato un avviso di comparizione con tanto di avviso di garanzia, e dovrà rispondere dei fatti d’avanti alle autorità competenti, con l’accusa di falsità materiale e ideologica.

Arresti in Sicilia: le intercettazioni

L’arresto è scattato per la dirigente generale del Dasoe Maria Letizia Di Liberti, per il funzionario regionale Salvatore Cusimano, e per un altro dipendente, Emilio Madonia, facente parte di una società per la gestione informatica dei dati dell’assessorato.

Gravi le accuse anche per l’assessore regionale alla Sanità della Regione Sicilia Ruggero Razza a cui è stato notificato un avviso di comparizione con tanto di avviso di garanzia, e dovrà rispondere dei fatti d’avanti alle autorità competenti, con l’accusa di falsità materiale e ideologica.

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Nell’ambito dell’inchiesta sono state fulcro le intercettazioni che hanno messo alla luce le gravi azioni. Come riporta La Repubblica, riprendendo le intercettazioni effettuate dalla procura, l’assessore alla Salute Razza dialogava così con la dirigente Letizia Di Liberti: “Spalmiamoli un poco”. “I deceduti glieli devo lasciare o glieli spalmo?” risponde la Di Liberti, “Ma sono veri?”, replica Razza“Si, solo che sono di 3 giorni fa” e alla fine Razza dà il lasciapassare: “Spalmiamoli un poco”. La Di Liberti allora, non sapendo di essere intercettata risponde: “Ah, ok allora oggi gliene do uno e gli altri li spalmo in questi giorni, va bene, ok. Mentre quelli del San Marco, i 6 sono veri e pure gli altri 5 sono tutti di ieri… quelli di Ragusa, Ragusa 5! E questi 6 al San Marco sono di ieri.. perché ieri il San Marco ne aveva avuti ieri altri 5 del giorno prima, in pratica. Va bene?”.Ok”, dirà Razza.

(assessore alla Salute Regione Sicilia Ruggero Razza, Photo by Fabrizio Villa/Getty Images)

“Letizia è inutile che facciamo stare in piedi sacchi vuoti… c’è stata una gravissima sottovalutazione e il dato finale di questa sottovalutazione di questa gravissima sottovalutazione è scritto in quegli indicatori, poi secondo me sono sbagliati perché mettono sullo stesso piano indicazioni diverse, però come avrai visto ci sono dei dati dove noi comunichiamo zero! … E chissà da quanto! “. Così l’assessore regionale alla Sanità parlava con la dirigente regionale Letizia Di Liberti commentando i dati inviati all’Iss.

La conversazione intercorsa tra i due risale a novembre 2020, il governo aveva appena definito la zona arancione per la Sicilia. Riporta La Repubblica che nella telefonata l’assessore afferma di essere deluso, e il gip annota che Razza è amareggiato “per non essere riusciti ad assicurare la buona gestione dell’emergenza sanitaria”. Razza spiega ancora il giudice, dichiara “che il 90% della situazione creatasi è attribuibile alla loro piena responsabilità, ma la Di Liberti sostiene che i dati sono quelli estrapolati dalle piattaforme informatiche, al che l’assessore le fa notare, con rammarico, che nessuno lo ha mai informato della grave criticità emersa, a suo dire, da un raffronto dei dati della Regione Siciliana con quelli comunicati dalle altre Regioni”.

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L’inchiesta era partita per caso per delle indagini su un laboratorio di Alcamo (Trapani), sede dove erano stati forniti dati alterati su diversi tamponi. I Nas che hanno condotto le indagini avevano riferito che “sebbene non emerga ancora compendio investigativo grave, è emerso il parziale coinvolgimento di Razza nelle attività delittuose del Dasoe”.

Non pochi episodi messi sotto indagine. Difatti dal mese di novembre sembrerebbero più o meno  40 gli episodi di falso in mano alle autorità investigative, l’ultimo probabilmente il 19 marzo 2021. I Carabinieri hanno posto sotto sequestro anche il cellulare di Razza e hanno perquisito gli altri 7 indagati. Tra questi ultimi anche il vice capo di gabinetto dell’assessorato Ferdinando Croce e il dirigente Mario Palermo.

Il gip di Trapani ha definito l’accaduto un “disegno politico scellerato”, i positivi e i morti a causa del Covid-19 sarebbero stati “spalmati”, per evitare, a detta della procura, che la Sicilia entrasse in fascia rossa. Il gip precisa, “sembra estraneo il presidente della Regione Nello Musumeci, che pare tratto in inganno dalle false informazioni che gli vengono riferite”.

Il presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci ha commentato così la notizia esplosa stamane: “Ho letto le agenzie, inutile dire che in questi casi si resta sorpresi. Noi le zone rosse le abbiamo anticipate non nascoste: è storia. Ma bisogna avere rispetto per la magistratura, ho fiducia nell’assessore Ruggero Razza, se fosse responsabile da solo adotterebbe le decisioni consequenziali. Bisogna essere sereni e fiduciosi, sono convinto che la verità emergerà prestissimo” – “Quello che abbiamo fatto in un anno è stato improntato alla massima trasparenza, abbiamo sempre seguito la linea del rigore e della fermezza. Fino alla scorsa settimana abbiamo chiesto noi a Roma la zona rossa perché noi guardavamo al numero dei morti. Facciamo andare avanti le indagini, gli avvisi di garanzia servono a fare chiarezza, lasciamo lavorare e alla fine ne trarremo le conclusioni”.

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Quel messaggio audio inviato su WhatsApp dal direttore generale del dipartimento Salute Mario La Rocca uscito fuori il 21 novembre su La Sicilia  “Non sento c… perché oggi faranno le valutazioni (dal ministero) e in funzione dei posti letto in terapia intensiva decideranno in quale fascia la Sicilia risiede”. Aveva scosso l’opinione pubblica e avviato molte polemiche, per qualcuno era un monito. La Rocca sosteneva con grande fermento: “Appena stasera ci chiudono, ognuno sarà responsabile di quello che la Sicilia subirà in termini di restrizioni”. L’audio come ben ricorderete aveva spinto il ministero della Salute a invitare i carabinieri del Nas in Sicilia per chiarire la situazione, “Ero incavolato, dicevo ai manager di ospedali e Asp che dovevano applicare il piano della Regione destinando posti letto ai malati Covid ma non lo facevano, non avevano gli attributi per imporsi su alcuni medici: perché ci sono medici che si stanno sacrificando dando l’anima in questa emergenza e ci sono quelli che invece non vogliono occuparsi di questi malati per poter continuare a gestire pazienti in intramoenia” – aveva giustificato così il suo fare La Rocca. Leoluca Orlando, attuale sindaco di Palermo ha annunciato che “Il Comune di Palermo si costituirà Parte Civile in questo procedimento giudiziario, visto che proprio sui dati si sono basate molte scelte e provvedimenti amministrativi in questi mesi” – “Come presidente dell’Anci Sicilia convocherò il direttivo, per valutare tutte le iniziative da assumere ivi compresa la costituzione di Parte Civile e ogni altra azione a garanzia del rispetto del diritto alla salute di tutti e dell’esercizio corretto delle competenze comunali”.