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Matteo Petracci, chi è lo storico della Resistenza Italiana

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Antonio Rotunno

Matteo Petracci è uno scrittore della Resistenza Italiana, ha scritto diversi libri come Pochissimi inevitabili bastardi, I matti del duce e Partigiani d’Oltremare.

Matteo Petracci, chi è lo scrittore della Resistenza Italiana (Screenshot)

Nato il 19 Dicembre, Matteo Petracci si laurea in Scienze Politiche all’Università di Macerata, con una tesi sulla Storia dei partiti e movimenti politici. Nella stessa sede svolgerà il dottorato di ricerca, in questo caso ci sarà una tesi sull’utilizzo dell’internamento psichiatrico come repressione politica.

Con il suo libro “Partigiani d’Oltremare, dal Corno d’Africa alla Resistenza Italiana” ha cercato di narrare le vicende di un gruppo di persone, originarie delle colonie dell’Africa Orientale Italiana.

Queste persone si trovavano a Napoli nel 1940 per essere ingaggiati come figuranti nella mostra triennale delle Terre d’Oltremare italiane, ma a causa del coinvolgimento italiano nella seconda guerra mondiale non torneranno nelle terre d’origine.

Dopo gli eventi dell’8 Settembre de 1943 si uniranno alla banda partigiana Mario, la quale è attiva nei pressi del Monte San Vicino, al confine tra le province di Macerata e Ancona.

Il testo dello scrittore è una ricostruzione ben documentata del tempo, utilizza i dati trovati da fonti d’archivio e orali della Banda Mario per dar vita alla storia dei partigiani africani in una formazione di religioni, lingue diverse, abitudini e usanze.

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Matteo Petracci, il suo libro è un tassello che si unisce ai tanti voluti di storia partigiana

Lo scrittore ha sempre dichiarato che l’internazionalità dei suoi componenti rendono la vicenda della banda singolare e unica nel suo genere.

Nella Banda Mario c’erano stranieri, internati e prigionieri di guerra, i quali erano fuggiti dai campi nei quali erano rinchiusi. La composizione di una banda multietnica è stata messa in contrapposizione ai gruppi creatisi in Italia durante quegli anni.

Nella prima parte del libro è possibile notare con quale cura l’autore abbia scritto descritto l’ambientazione e il fatto che gli africani venissero considerati dei sudditi di serie B.

I quali avevano come unico scopo quello di essere delle persone “inferiori da civilizzare”, venivano portati in Italia per essere delle prede da esporre in uno zoo umano dove gli italiani potevano crogiolarsi nel loro potere di civilizzatori.

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Con questa premessa, il libro narra la storia degli africani che sono saliti in montagna per combattere contro i nazifascisti, questo diventa qualcosa di molto più importante che una storia di resistenza partigiana.

Proprio perché viene descritto “il riscatto” di una società italiana, che nei valori della Resistenza riuscì a trovare la forza di andare avanti, ed eliminare i pregiudizi e le discriminazioni razziali.

I valori di solidarietà reciproca, il riconoscimento di essere tutti umani e che bisognava aiutarsi a vicenda, andava al di là di qualsiasi differenza razziale o di genere.

Il testo si presenta come un racconto attuale, soprattutto in questi anni, dove stanno nascendo nuovamente delle barriere culturali e sociali, le quali vengono accentuate dal distanziamento sociale provocato dall’emergenza sanitaria Covid-19.

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