L’Antitrust sta studiando il progetto di revisione dei costi di Bancomat spa: qualora venisse approvato, aumenterebbero le commissioni sui prelievi dei contanti presso gli sportelli Atm.
Mentre il numero degli sportelli automatici Atm continua a calare progressivamente, il prelievo dei contanti dovrebbe essere destinato a diventare più costoso. Secondo quanto reso noto a ottobre dello scorso anno da Bankitalia con il report sul Sistema dei pagamenti, nel Paese gli Atm multifunzione sono diminuiti di alcune migliaia nel giro di cinque anni: dai 35,671 presenti nel 2013, si è arrivati a 31,807 nel 2018. Ad oggi risultano esserci più sportelli bancari al Nord che al Sud. Ma il problema per chi vuole prelevare, oltre alla minore presenza degli Atm, è quello relativo alle commissioni.
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L’attuale grattacapo degli istituti di credito riguarda la gestione dei nuovi costi sulla liquidità dei clienti. Oggi non è infatti più conveniente che abbiano troppi soldi sul conto corrente poiché la Banca centrale europea impone alle filiali tassi negativi. Per questo motivo Fineco, Unicredit e Bper sono già intervenute per ovviare al problema dell’eccesso di liquidità. A prendere le misure più radicali al momento è Ing, il cui gruppo ha stabilito che a partire da luglio verranno chiusi tutti gli Atm e le casse automatiche, diventando di fatto totalmente cashless.
Nel frattempo Bancomat spa, la società che gestisce da 40 anni i circuiti di pagamento e prelievo più diffusi in Italia, ha messo a punto un progetto di revisione dei costi che è al vaglio dell’Antitrust. La principale novità riguarderebbe l’abolizione della commissione interbancaria, che porterebbe al pagamento della commissione applicata al prelievo, da parte del fruitore, direttamente all’istituto di credito dove è collocato l’Atm.
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Questo significa che chi ritira il contante presso lo sportello di una banca di cui non è cliente, dovrebbe dover pagare una commissione di importo diverso a seconda dello sportello in cui preleva. Al momento la commissione interbancaria è pari a 0,5 euro standard. Con la sua abolizione i consumatori rischierebbero di non conoscere i costi fino al momento del prelievo, che potrebbero essere più alti a discrezione di ciascun istituto di credito.
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