Chi è Anna Carrino, la moglie del boss Francesco Bidognetti

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E’ stata una delle donne più potenti della camorra, oggi è una collaboratrice di giustizia: è Anna Carrino, moglie del boss Francesco Bidognetti

Anna Carrino (Screen video)

Da moglie e messaggera del boss di uno dei più potenti e sanguinari clan della camorra, quello dei “Casalesi”, a collaboratrice di giustizia che con le sue rivelazioni non solo ha permesso agli inquirenti di ricostruire gli affari illeciti e gli omicidi del suddetto clan ma anche di farne condannare capi e affilianti azzerandolo: è la parabola umana di Anna Carrino, moglie del boss Francesco Bidognetti, ospite stasera a “Belve”, il programma, in onda su Rai 2 a partire dalle 22.55, condotto da Francesca Fagnani.

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Per molti anni al fianco del boss Francesco Bidognetti, al vertice del clan dei Casalesi, Anna Carrino non ne è stata solo la fedele compagna e l’interprete dei pizzini dal carcere ma  anche la donna che di fatto ha preso in mano le redini del clan guidandolo mentre Bidognetti, alias “Cicciotto e mezzanotte”, era recluso.

Anna Carrino, moglie di Francesco Bidognetti: da “femmena boss” a collaboratrice di giustizia

A “Belve” Francesca Fagnani proverà a capire come Anna Carrino, una delle più potenti donne di camorra, “una femmena boss” così come vengono ribattezzate nel gergo camorristico, abbia finito per farsi coinvolgere negli affari criminali del marito fino a quando, una sera di settembre del 2007, ha svestito i panni della moglie fedele, di madre e figlia decidendo di collaborare con la giustizia per svelare i segreti inconfessabili del clan dei “Casalesi”. Tuttavia, la sua decisione di disertare il clan è stata anche dettata dalla consapevolezza che il consorte, Francesco Bidognetti, voleva eliminarla perché non si fidava più di lei. “Mi chiese di sposarlo. Ma sapevo bene che non l’avrebbe fatto dopo la morte della moglie Teresa Tamburrino. Così era venuto il momento di scappare”, come ha raccontato in un’intervista al portale “Leggo”.

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Rintracciata dagli uomini della DIA, ha iniziato la sua collaborazione con lo Stato. Secondo la legge, nei primi 180 giorni avrebbe dovuto raccontare tutto quello che sapeva sul clan dei “Casalesi”, invece Anna Carrino, “femmena boss” ma pur sempre una mamma, omise di denunciare il coinvolgimento del suo ultimogenito Gianluca nell’omicidio di un giovane, Antonio Petito, ammazzato a soli 20 anni per una lite sulla precedenza stradale e di cui Anna risulta esserne stata la mandante, accusata da Luigi Guida, detto o’ ndrink, braccio destro di Bidognetti. Per quella omissione Anna Carrino è stata condannata e il suo percorso di collaborazione ha rischiato di essere seriamente compromesso. Oggi Anna Carrino, come rivelato nell’intervista di cui sopra, vive del suo onesto lavoro ma è sempre prigioniera del suo passato criminale dal momento che “non posso avere amici, conoscenti, persone accanto perché nessuno deve conoscere il mio passato. Il mio prezzo con la giustizia l’ho pagato. Anzi, sconto la mia condanna senza vedere i miei figli, senza poter crescere i miei nipoti”.